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Fabbri
Fabbri

Memoria vegetale (Innesti)

Fabbri
Fabbri
via Galliera, 21 – Bologna (BO)
collage
collage/ grafite/ carboncino/ china/ penna biro/ matita bianca su carta
cm
100(a) 70(la)
sec. XXI (2014 – 2014)

Durante il XXI secolo gli artisti iniziano ad approcciarsi diversamente all'arte prendendo spunto sempre dai movimenti artistici precedenti ma utilizzando materiali umili, come già era accaduto per l'arte povera. Il loro lavoro consiste nel rielaborare e ridistribuire le informazioni tratte dal mondo contemporaneo, come, per esempio, dal cinema. Questa tecnica utilizzata viene denominata ready-made che significa propriamente "già fatto, confezionato o prefabbricato".
Foster, Krauss, Bois, Buchloh e Joselit, nel 2006, concludevano la prima edizione della miliare riflessione sull’arte planetaria del Novecento indicando nell’impulso archivistico di alcuni giovani artisti la nuova ricerca d’inizio del nuovo millennio, codificandola nella “volontà di fare formazione storica, spesso persa, marginale o soppressa, fisica e spaziale”, a dimostrazione di un “complesso fisico d’informazione come pure anche una sorta di logica archivistica” che parte da un rizoma e si ramifica “estendendo la propria attività come un albero, o meglio come un’erbaccia”; ed è proprio questo impulso archivistico il tessuto connettivo di Massimiliano Fabbri.


Fabbri è l'arte contemporanea perché parte dallo studio del vero, prendendo in considerazione elementi che per le persone normali potrebbero sembrare inutili e senza importanza artistica, ritenuti in poche parole spazzatura, come noccioli, petali e piccoli frammenti di ossa, e li trasforma in arte. Prima però della loro trasformazione passerà molto tempo, questi elementi devono diventare ricordo. Divenuti ciò l'artista li riassembla come un puzzle. Un puzzle formato da pezzi differenti che generalmente nessuno riuscirebbe ad unire. Egli però lo fa e quest'associazione di oggetti differenti risulta una mappa del pensiero, raffigura l'interno del cervello ed è proprio per questo motivo che utilizza due colori neutri: il bianco e il nero.


Le sue opere, questa compresa, non hanno lo scopo di mandare un messaggio, è esattamente il contrario di un'immagine simbolica, però l'autore vuole aiutare il pubblico a capire il suo percorso per arrivare alla creazione ed è per questo che sceglie di lasciare i suoi collage incompiuti. "Il disegno cresce come una pianta" (da un rizoma, appunto), queste sono le parole che l'autore mi ha riferito e che spiegano in una sola affermazione il suo lavoro: dal seme, ovvero dall'osservazione dell'oggetto, si arriva all'opera, quindi alla pianta.

Bibliografia Collina C./ Pulini M. (a cura di)
Vie di dialogo/5 Luca Caccioni e Massimiliano Fabbri
Centro Stampa della Regione Emilia-Romagna
Comune di Rimini
2016

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