
fornace di Longquan, provincia del Zhejiang, Cina
vaso
n. 9616
Grande vaso a balaustra, di forma nota nella tradizionale nomenclatura cinese come yen yen, con ventre ovoidale rastremato verso la base larga e alto collo cilindrico ad orlo leggermente everso. Il corpo a circa metà della sua altezza è centralmente diviso in due registri da un sottile solco continuo. La parte inferiore è decorata da una serie di lunghi e sottili petali lanceolati. Nella parte superiore si svolge, in rilievo, un arabesco di fiori e foglie di peonia modellato a stampo e barbottina. La transizione collo/corpo è sottolineata da una sottile fascia continua, mentre sul collo si alternano, sempre in rilievo, tralci floreali disposti in senso verticale. L'orlo è sottolineato da una banda di scanalature orizzontali.
L'intera superficie del vaso è rivestita da una coperta feldspatica contenente una bassa percentuale (max 2%) di ossido di ferro e tracce di titanio, cotta ad alta temperatura in ambiente riducente.
Manufatti di questo tipo, con ornamenti applicati a stampo, apparvero nel tardo periodo Song (960-1279), ed erano un tempo conosciuti anche con il nome del tempio giapponese Tenryuji, in cui era conservato un esemplare con caratteristiche simili.
Il vaso, dal corpo ceramico molto pesante a causa delle sue grandi dimensioni, è composto da diversi pezzi di composizione differente, verosimilmente montati allo stato “di cuoio” alcuni, altri quando erano già stati cotti. Il fondo è formato da una ciotola troncoconica rovesciata, mentre il corpo è composto da due sezioni, unite nel punto di massimo diametro, che differiscono per la diversa tonalità del verde della vetrina. Questa diversità potrebbe essere causata dall’unione di due sezioni già cotte, o in alternativa, derivare dal posizionamento del vaso durante la cottura in un contenitore alto che ne assicurasse la stabilità nel forno, ma che, per le dimensioni, non garantì lo stesso grado di riduzione della vetrina. Nel caso dell’unione di pezzi cotti separatamente bisogna ipotizzare che l’intero vaso sia stato ricotto dopo essere stato spalmato con una o più mani di vetrina verde chiaro. Al momento la prima ipotesi, sostenuta dal confronto con altri esemplari, sembra essere la più probabile.
Bibliografia
Ciarla R./ Rispoli F. (a cura di)
Guida alla sezione Estremo Oriente. Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Catenanuova
Ediemme Gruppo Editoriale
2012
p.15, n.2
Bibliografia
Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Casali C./ Mazzotti V. (a cura di)
Guida al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Misterbianco
EMIL edizioni
2016
p. 21