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flauto contralto

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Strada Maggiore, 34 – Bologna (BO)

Lesti

notizie sec. XIX, inizio

flauto contralto

legno di bosso ,
corno ,
ottone
mm
lunghezza totale 930,4//lunghezza del tappo 18,5//lunghezza del tenone per il tappo 6//lunghezza della testata senza il tenone per il tappo 306,5//lunghezza del pezzo superiore senza i tenoni 274//lunghezza del tenone superiore del pezzo superiore 25 (continua in OSS)
sec. XIX (1800 – 1810)

n. 1831

In quattro pezzi. Il tubo intorno alle mortase della testata e del pezzo inferiore è fornito con lievi rigonfiamenti. Non c'è rigonfiamento nel piede. Anelli di corno si trovano ai due rigonfiamenti, come pure alle due estremità del piede. Il tappo, con la semplice forma d'un coperchio sopra un tenone, è pure di corno.
La cameratura è conica rovescia con un leggero allargamento nel piede.
La chiave è fatta in un solo pezzo di ottone. Il piattino è ottagonale, piatto e ha una guarnizione di cuoio. La paletta è ovale. Il supporto è in blocchetti ricavati dal legno del tubo. La molla di ottone è ribadita alla paletta.

I flauti sono aerofoni in cui il flusso d'aria è diretto contro lo spigolo di un'apertura situata nella parte iniziale del tubo. Esistono nel mondo numerose specie di flauti. In Europa sono da distinguere principalmente – laddove si prescinde da certi flauti di natura etnica o popolare – due tipi: i flauti dolci e quelli traversi.
I flauti traversi sono flauti che il suonatore tiene in posizione più o meno orizzontale, quindi trasversale rispetto al suo corpo. Il foro d'imboccatura è laterale e ha uno spigolo aguzzo, contro cui il suonatore dirige direttamente il fiato. Sino alla metà del secolo XVII il corpo del flauto ha sei fori laterali per le dita. Per quanto sia possibile accertare, la cameratura in questo periodo è più o meno cilindrica. Sino al secolo XVI il flauto è normalmente costruito in un solo pezzo. Tra l'ingresso del tubo e il foro d'imboccatura dei flauti traversi è sempre inserito un sughero spostabile che garantisce l'intonazione giusta dei suoni.
Il flauto traverso, come tipo, proviene anch'esso dall'oriente e penetrò in Europa attraverso l'impero bizantino, l'Ungheria, la Boemia, poi la Germania, da dove fu introdotto più tardi nei paesi del meridione e dell'occidente. La prima menzione del flauto traverso in Germania è del secolo XII (Herrad von Landsberg, Hortus Deliciarum). Fuori della Germania lo strumento mantiene sino al secolo XVIII il nome di flauto alemano, fiùte allemande, German flute, ecc.
Intorno al 1720 iniziò la formazione d'una nuova "famiglia" di flauti traversi: furono costruiti strumenti con tubi più lunghi e con fondamentali più bassi in confronto ai flauti "normali", e anche strumenti più corti con fondamentali più alti. La differenza essenziale tra i flauti piccoli e grandi del rinascimento e tali flauti nel periodo qui considerato, è che gli ultimi sono tutti strumenti traspositori. In altre parole: la diteggiatura e la notazione di tali strumenti corrispondono a quelle del flauto traverso "normale", ma il suono è differente. Così è possibile che un suonatore di
flauto "normale" possa maneggiare anche i flauti grandi e piccoli senza studio speciale.
I flauti più grandi sono quindi più bassi del flauto traverso "normale". Sono da distinguere per lo meno tre tipi di flauti grandi:
1. flauti d'amore, strumenti traspositori in La oppure in Lab, quindi traspositori di una terza minore o maggiore più bassa. L'espressione "d'amore" fu adottata inizialmente per gli oboi. All'inizio del secolo XVIII, come vedremo, fu ideato un oboe traspositore in La, chiamato oboe d'amore. Passerebbe i limiti di questo catalogo riassumere le speculazioni sopra l'etimologia di questo termine. Sta di fatto che l'espressione "d'amore" venne applicata anche ai flauti traspositori d'una terza più bassa. I primi flauti d'amore nacquero intorno al 1720. Il tipo sparì dalla prassi musicale dopo il 1850;
2. flauti contralti, generalmente in Sol, quindi traspositori di una quarta più bassa, a volte in Fa, dunque traspositori di una quinta più bassa. Anche il flauto contralto nacque nel '700. Lo strumento è prescritto ancora nel nostro secolo in alcune opere per orchestra sinfonica;
3. flauti bassi all'ottava inferiore dei flauti "normali". I flauti bassi non sono rappresentati in questa collezione.

Un numero notevole di flauti, oboi, clarinetti e fagotti porta il marchio LESTI / ANCONA. Non è noto con precisione di quale Lesti si tratti. Nel 1789 i "fratelli Lesti" diedero un'accademia (un concerto) di flauto e clarinetto a Venezia. Un Giovanni Lesti fu attivo come clarinettista a Trieste dal 1801 sino al 1812, quando tornò ad Ancona per assistere la madre ottantenne. Un Pietro Lesti è registrato come clarinettista a Milano nel 1805. E possibile che uno di questi due musicisti sia da identificare col costruttore di strumenti a fiato in legno. Uno strumento di questa collezione (il clarinetto in Mib inv. 1810, scheda 53) porta il marchio Joseph Lesti, di cui nulla è noto. Potrebbe darsi che egli appartenesse alla famiglia anconetana, forse attivo a Trieste, oppure in un'altra città sotto il dominio della monarchia austro-ungarica, come indicherebbe la forma tedesca del nome (Bernardini 1987- 88).

Bibliografia Thalheimer P.
Flauto d’amore, B flat tenor flute und “tiefe Quartflote”. Ein Beitrag zur Geschichte der tiefen Querflöten im 18. und 19. Jahrhundert
Tibia
Bologna
Moeck
1983
pp. 334-342

Bibliografia Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
pp. 45-46

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Identificazione: Lesti
Posizione: pezzo superiore sopra il foro I, pezzo inferiore tra i fori IV e V , e sul piede sotto la chiave
Descrizione: LESTI / ANCONA

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