
notizie 1398/ 1427
dipinto
n. 728 PQ
Al centro della cuspide è raffigurato Cristo crocifisso ad una altissima croce. Al di sopra del corpo livido e allungato di Gesù morto compaiono la targa rossa con la scritta INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum) in caratteri capitali romani dorati e all'estremità superiore del legno un pellicano che si squarcia il petto, noto simbolo simbolo cristologico. In basso la Maddalena inginocchiata abbraccia il fusto della croce e sembra quasi intenta a baciare i piedi sanguinanti del Redentore. A sinistra compaiono le Pie donne, visibilmente turbate dal dolore, ma moderate nelle loro manifestazioni esteriori, al punto che è assente l'episodio, usuale nella tradizione giottesca, dello svenimento di Maria, la quale è raffigurata in secondo piano e semi nascosta dalle aureole delle due donne che le stanno davanti. A destra è raffigurato San Giovanni pacatamente piegato dal cordoglio e, dietro di lui, quattro personaggi maschili che commentano l'evento. “In questo brano affiora bene la vena cronachistica di Bitino, che indugia sulla mimica e sulla caratterizzazione delle fisionomie: più solenni i due anziani in primo piano, di una gravità giottesca[…]”(A. Tambini, Bitino da Faenza, pittore di Rimini, in “L'Arco”, 8 2010, 1/3, p. 18)”. Di questi ultimi due quello più giovane ha il braccio teso ad indicare il Cristo crocifisso.
La Crocifissione costituiva la cuspide centrale di un polittico di notevole importanza che doveva svolgersi su due registri per un'altezza che, in base alle misure della cuspide (cm 88,5×51,5), poteva superare i due metri.
Non si conoscono altri elementi dell'insieme, tuttavia lo stretto rapporto con un polittico della collezione Dragonetti De Torres a L'Aquila, attribuito a Bitino da Faenza da Federico Zeri nel 1976, oggi non più rintracciabile in seguito alla vendita della raccolta (cfr. F. Zeri, Scritti sull'arte dell'Italia Settentrionale dal Trecento al primo Cinquecento, Torino, 1988, pp. 25-27), ma noto attraverso riproduzioni fotografiche, ha portato gli studiosi a ipotizzare che sotto la Crocifissione riminese comparisse la scena dell'Incoronazione della Vergine.
Infatti il polittico Dragonetti, cm 142×172, presenta: al centro l'Incoronazione della Vergine, a sinistra un santo vescovo e san Giacomo Maggiore, a destra un altro santo vescovo e san Cristoforo; nel registro superiore cinque cuspidi di cui quella centrale, di dimensioni notevolmente superiori rispetto alle altre, raffigura la Crocifissione, le due immediatamente laterali l'Angelo annunciante a sinistra e la Vergine annunciata a destra, le due alle estremità la Natività di Gesù a sinistra e l'Adorazione dei Magi a destra.
“Nessun dubbio che la Crocifissione [di Rimini] si apparenti, fino a dirsi quasi gemella, con quella aquilana. I colori luminosi, il verticalismo della croce da cui gravita il corpo di Cristo, l'accorato disporsi dei dolenti in due simmetrici gruppi laterali sono gli stessi e confermano come Bitino abbia colto i motivi più affascinanti della scuola riminese giottesca, dal Baronzio al Maestro di Verucchio, a Francesco da Rimini”(A. Tambini, Bitino da Faenza, pittore di Rimini, in “L'Arco”, 8 2010, 1/3, pp. 16-17).
Nel 2007 la cuspide, appartenente alla collezione Bruni Tedeschi, fu venduta presso la casa d'asta Sotheby's di Londra alla Galleria Altomani&Sons (Milano-Pesaro). Qui fu acquistata nel 2009 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini per la somma di 200 mila euro. Dal 2010 l tavola è esposta presso il Museo della Città di Rimini.
Bibliografia
Pasini P.G.
Guida del Museo della Città
2013