
1854/ 1894
dipinto
n. 525
L’opera, acquistata dal Museo Civico nel 1913, aveva partecipato in quello stesso anno all’esposizione verdiana di Parma, ancora di proprietà (come indicato dal cartellino sul retro della cornice) del prof. Enrico Borghi. Nel verbale dell’adunanza del Consiglio direttivo del Museo del 14 novembre 1913, il direttore di recente nomina Matteo Campori poteva di fatto ricordare come il dipinto costituisse per le raccolte civiche uno dei due principali acquisti dell’anno che andava chiudendosi, insieme a quello della Famiglia Malatesta. In occasione della mostra retrospettiva dedicata a Giovanni Muzzioli, nel 1937, nel testo introduttivo, Rezio Buscaroli (che sul «Resto del Carlino» del 23 maggio avrebbe ripreso analoghi concetti), proponeva un riferimento specifico al Paesaggio del Museo Civico, anche se non esposto in quell’occasione; il dipinto gli consentiva di accennare ad «aspetti idillici e nostalgici» nell’opera del pittore, «visti con sentimento di verità verso un tempo che non è più e solo rimane nella fantasia». Il critico poteva così riflettere sul fatto che «La stessa natura, il “vero” – problema quantitativo più arduo di tutta l’arte dell’Ottocento – entra nell’arte del Muzzioli come alcunché di indiretto, di intravisto in un momento di dolce abbandono e di rimpianto più che come un assaggio ghiotto e sensuale». Guardando a Muzzioli, l’interesse nei confronti di toni emotivi andava certo di pari passo con certi aspetti lirici della pittura degli anni Trenta del Novecento, all’interno di una più generale attenzione nei confronti dell’arte del Diciannovesimo secolo. Si aveva dunque buon gioco nel dare risalto nel dipinto del pittore modenese all’ampia partitura del cielo solcato da nuvole, con l’esito di ricondurre l’intera tematica dell’opera proprio a quel motivo delle “Nubi”, come certificato in forma di titolo anche sul retro del telaio. Al di là di qualche forzata proiezione nell’opera di Muzzioli della sensibilità di quegli anni Trenta («verismo irreale» avrebbe detto a proposito dell’opera di Muzzioli il critico nell’articolo del «Resto del Carlino»), Buscaroli coglieva un aspetto importante nel Paesaggio, soprattutto a proposito di una indeterminatezza sorretta però da scrupolo ottico, con esiti di carattere emozionale. All’orizzonte indistinto del paesaggio fanno riscontro, specularmente per grado di intensità materica, con pari velocità ed efficacia di stesura, nella parte superiore le nubi e nella parte inferiore la vegetazione, quest’ultima fino a un primissimo piano, ai piedi di chi guarda, con le erbe mosse dal vento. Nel 1939, nelle sue concise schede, Carlo Ludovico Ragghianti ricordava genericamente i «caratteri macchiaioli» dell’opera. Il dipinto ha trovato posto in entrambe le mostre monografiche dedicate a Muzzioli in questi ultimi vent’anni
Bibliografia
Fiorini T./ Piccinini F./ Rivi L.
Museo Civico d’Arte. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento
Bologna
Bulzoni
2013
233-234