
statua
ritualità
Asia orientale
ambito cinese
bronzo fusione a stampo
n. 3219
La statua raffigura un uomo cinese con lunghi baffi senza copricapo che doveva essere seduto su una base. Sopra il vestito indossa una corazza con disegni decorativi e fantasiosi. Tiene le mani sulle cosce e la mano destra stringe il manico di un oggetto mancante.
Funzione: rituale
In seguito alla caduta dell'impero cinese, la venerazione alle divinità taoiste come Guan-di è cessata. Precedentemente gli ufficiali cinesi si recavano a onorarlo il tredicesimo giorno del primo e del quinto mese dell'anno. Una versione popolare, nota come Fu-Mo-da-di ("L'imperatore che caccia i demoni")è celebrata annualmente il 13 maggio.
La statua entrò a far parte delle raccolte del Museo Indiano di Francesco Pullè, nel 1908, quando il Comune di Bologna acquistò la raccolta di statue buddhiste appartenute alla famiglia Pellegrinelli, di cui non si ha notizia. Fin da subito fu esposta nelle stanze del Museo, nella galleria riservata alla storia delle religioni sino-giapponesi. La statua parrebbe essere stata identificata nelle lettere che accompagnarono l'acquisizione come "Figura in bronzo (supposta del personaggio medico Thsao".
La collezione orientale fu raccolta nel 1902-1903 dal professor Francesco Lorenzo Pullé, docente di sanscrito dell'ateneo bolognese, durante il viaggio di ritorno dall'Indocina, dove Pullé si era recato per partecipare al XIV Congresso Internazionale degli orientalisti, tenutosi presso l'appena sorta École Française d'Extrême-Orient, presso la quale egli rappresentava ufficialmente l'Italia, insieme al sinologo Ludovico Nocentini. Durante l'anno accademico 1907-1908 Pullé fondò il "Museo di Etnografia Indiana", che fu aperto nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio assegnate come appartamento al bibliotecario – e rimaste vuote in quegli anni. Aggregato come sezione al Gabinetto di Glottologia dell'Università di Bologna, il museo, sorto sul modello del Museo Indiano di Firenze di Angelo De Gubernatis, fu chiuso nel 1935 alla morte di Pullé. Oltre alla collezione raccolta da Francesco Pullé in India, negli anni di attività del museo furono acquisiti manufatti tramite il lascito al Comune da parte di Agostino Sieri Pepoli, negli anni venti, e ancora prima, nel 1908, grazie all'acquisto di statue budhiste dalla signora Pellegrinelli.
Si tratta probabilmente di Guandi, dio della guerra e protettore della casa, divinizzazione del generale Guan Gong (162-220), nativo dello Shanxi, fuggitivo perché uccise un funzionario durante una lite. Lo contraddistinguono nell'iconografia una barba lunga, nerissima ed il volto pieno di lentiggini. Combatté in difesa dell'impero Han assieme ai generali Xiong Bei e Zhang Bei. Imprigionato dai ribelli venne decapitato, ma subito divinizzato.Dato che la statua si trova ad essere ormai decontestualizzata, potrebbe anche trattarsi di Weitou, un lokapala, un protettore della fede e dei templi buddhisti, e in quanto tale vestito in foggia militare, Weitou viene nominato per la prima volta in un'iscrizione del 537. È solitamente collocato vicino all'ingresso del tempio, dietro la statua di Maitreya, il Buddha destinato a incarnarsi in futuro, quando l'ultimo credente e l'ultimo testo buddhisti saranno scomparsi dalla faccia della terra, per "rilanciare" il Dharma. In mano di solito ha una spada o uno scettro.
Bibliografia
Cheng A.
Histoire de la pensee chinoise
Paris
Seuil
1997
Bibliografia
Villa L.
I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna
Bologna
Bonomo
2018