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piatto

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Viale Baccarini, 19 – Faenza (RA)

fornace della provincia di Jiangxi, Cina

piatto

porcellana con coperta/ dipinta a smalti e oro
cm
2(a) 13.5(d)
Base, diametro, 7
secc. XVII/ XVIII (1662 – 1722)

n. 10186

Piatto calottiforme con basso piede ad anello decorato con alcune delle Cento Antichità, della tipologia yingcai (famiglia verde).
Il motivo decorativo centrale è composto da un gruppo di cinque elementi facenti parte dei motivi simbolici ben auguranti noti come “Cento Antichità” (bogu). Al centro è dipinto un grosso vaso di tipo “rouleau” con una scena paesaggistica, poggiante su un piedistallo e contenente una piuma di pavone, uno scettro ruyi e una canna palustre. Sul lato sinistro sono raffigurati un libro (shu) e un ventaglio (shanzi), mentre sul lato destro un piatto per offerte con piedistallo contenente un frutto, ed una coppia di rotoli dipinti (hua).
L'orlo è sottolineato da una banda riempita da quattro riserve al cui interno sono dipinte delle losanghe alternate ad un motivo decorativo geometrico a “C” dipinto in oro.
All'esterno sono dipinti due tralci fioriti stilizzati in posizione simmetrica.

Il termine Cento Antichità raccoglie in sé un gran numero di oggetti di diverso tipo, tra cui vasi arcaici di bronzo, strumenti musicali, oggetti dello studio del letterato, gli “Otto Oggetti Preziosi” (babao) ed altri ancora. Diventa popolare come motivo decorativo soprattutto durante il regno dell'imperatore Kangxi (1662-1722).
Il piatto faceva probabilmente parte di un servizio più numeroso, su cui erano distribuiti, forse in base alla tipologia, i differenti oggetti appartenenti alle Cento Antichità, con lo scopo di coprirne l'intera varietà. I simboli dipinti sul piatto in esame sono tradizionalmente riferiti al mondo dei funzionari: i rotoli dipinti e il libro sono alcuni degli oggetti dello studioso, dotati di poteri apotropaici, lo scettro ruyi è simbolo di potere destinato all'aristocrazia, mentre il ventaglio piumato è emblema del dignitario. Inoltre, nel corso della dinastia Qing, la raffigurazione di un vaso contenente piume di pavone era ritenuta di buon augurio per i dignitari, ed indicava indirettamente il rango nobiliare del funzionario a cui era indirizzato, tramite il numero delle penne incluse nel vaso.

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