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004475
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schiaccianoci

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Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

schiaccianoci

abbigliamento e ornamenti del corpo

Asia meridionale

Asia meridionale

ferro modellatura/ incisione/ assemblaggio

29 (a) 10 (la)
sec. XIX ultimo quarto

n. 3632

Schiaccianoci utilizzato per rompere le cosiddette noci di #betel# (areca catechu), che in realtà sono i semi prodotti dalla palma di betel. Manufatto composto da due manici a sezione circolare, che presentano incisioni nella parte superiore e in quella centrale e terminano con due piccoli coni. La struttura dello schiaccianoci ha forma semielittica e profilo frastagliato in ragione di una decorazione di carattere fitomorfo. Presenta un traforo centrale raggiato.

Funzione: accessorio da cucina

Elemento accessorio adoperato per tagliare i semi di betel per la preparazione delle foglie di betel.

La masticazione dei semi o noci di betel è molto diffusa in tutta l'Asia meridionale e sudorientale. Generalmente i semi sono tagliati a fette con questi speciali manufatti, spesso e volentieri riccamente decorati come l'oggetto del Museo Medievale, e avvolti in una foglia di pepe di betel (Piper betel L.), insieme a calce e a qualche spezia. Esistono infatti diverse tipologie di betel, che ha comunque un effetto inebriante.Generalmente manufatti di questo tipo sono utilizzati dai commercianti che preparano le foglie di betel insieme a mortai per pestare le spezie, contenitori per il lime e per i semi stessi, e sputacchiere. Il manufatto probabilmente proviene per la particolare manifattura dal Rajasthan o dal Gujarat.Il nucleo donato da Gabriele Romiti al Museo Civico Medievale di Bologna si presenta omogeneo per provenienza, i manufatti provengono infatti essenzialmente dall'Asia centro-meridionale, ma piuttosto eterogeneo per composizione. Sono infatti presenti gioielli, armi, strumenti musicali, e oggetti di uso comune originari di Afghanistan, India e Himalaya. Per quanto concerne i gioielli risulta piuttosto evidente la rassomiglianza di molti pezzi con quanto è stato esposto nella mostra 'Monili dell'Asia', organizzata nel 1963 a Roma dall'Istituto Italiano per il Medio e l'Estremo Oriente. La donazione, che in realtà sarebbe potuta essere più cospicua per ammissione dello stesso collezionista, fu il frutto di una cernita effettuata da due docenti universitari, fra i quali si ricorda Giovanni Verardi, inviati a compiere la scelta dal direttore del Museo Medievale del tempo, Dott. Cavalli (1987).

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