
statuetta
Procellana bianca di Fujian
porcellana modellatura a stampo/ essiccazione/ invetriatura/ cottura
n. 1273
«Divinità buddhista cinese. Il nome cinese, che letteralmente significa «colei che rivolge lo sguardo al suono (delle grida del mondo)», è traduzione del nome sanscrito della divinità Avalokiteśvara. […] La statuetta è quasi identica all'esemplare inventariato con il numero 1272» (Eiko Kondo).
Funzione: decorativa e religiosa
Statuetta di Guanyin con bambino
La descrizione dell'oggetto compare già nella Guida al Museo Civico di Pericle Ducati del 1923 (v. bibliografia), conservato nella vetrina parietale G della Sala XV, "Opere d'arte varie": «Riempiono per gran parte la vetrina quattro bei stipi di lacca con scene figurate a doratura; sopra lo stipo minore sono due pregevoli gruppi di porcellana bianca rappresentanti la dea Kwan-yin (Cina) o Kwan-non (Giappone) o dea della misericordia, figura veneratissima del Buddismo dell'estremo Oriente, caratterizzata dal costante attributo del bambino in grembo».
Durante le dinastie Ming e Qing il bodhisattva Avalokitesvara è stato spesso rappresentato con sembianze femminili. Una delle ragioni su cui si fonda questo malinteso risale all'VIII secolo, quando accanto ad Avalokitesvara, nelle rappresentazioni provenienti dall'India, era rappresentata la dea Pandaravasini. Dal XVII secolo le fornaci di Dehua divennero famose per le riproduzioni di raffigurazioni buddhiste; tra queste le Guanyin erano tra le più diffuse.
Le produzioni ceramiche di Dehua divennero famose anche grazie al contesto geografico in cui si trova la città. La regione circostante fu infatti centrale rispetto alle rotte della Via della Seta marittima e ciò permise la fioritura delle industrie ceramiche di Dehua, la cui attività è attestata fin dal X secolo. Dal porto di Quanzhou, la peculiare porcellana bianca di Dehua venne esportata in Asia, Africa ed Europa senza soluzione di continuità e ben presto le produzioni della città divennero note in tutto il mondo, identificate anche con il nome della regione, "Fujan", o tramite l'espressione "blanc del Chine", che sottolinea la fine apparenza eburnea delle sue produzioni. Il primo esempio riconosciuto di questo genere di porcellane esportato in Italia è conservato nella basilica di San Marco, a Venezia, e si ritiene sia stato riportato in patria da Marco Polo, nel 1295.
Bibliografia
Ducati P.
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
Merlani
1923
197-198
Bibliografia
Caterina L.
Donazione Tucci Bonardi, Ceramiche di Cina e Giappone
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1990