
1806/ 1891
dipinto
n. 517
Il dipinto, insieme al pendant, Ritratto della contessa Carolina Ghiraldi Araldi moglie dell’effigiato, giunse in Museo nel 1911 in seguito a un deposito voluto dalla famiglia. Luigi Araldi (Modena, 1791 – Brescia,
1860) figlio del matematico e fisiologo Michele, ebbe una brillante carriera
militare e fu convinto sostenitore del bonapartismo ricoprendo le cariche di
“paggio dell’Imperatore” (1806) e “sottotenente nel reggimento dei dragoni
di Napoleone” (1809). Araldi fece parte dello Stato Maggiore del Ministero della Guerra e della Marina durante il dicastero di Achille Fontanelli (1811-1814) e si arruolò nella Guardia d’onore del Vicerè d’Italia Eugenio Beauharnais. In seguito alla sconfitta di Napoleone, si ritirò a vita privata a Modena. Durante il tentativo insurrezionale del 1831, fu chiamato dal Governo provvisorio per coprire la carica di Comandante della Guardia Nazionale. Con il fallimento della rivolta e il ritorno del duca «fu sottoposto a sorveglianza» e arrestato con l’accusa di aver organizzato una congiura contro il duca Francesco IV e di essere coinvolto nel “caso Giuseppe Ricci”.
Durante i moti del 1848, con il grado di colonnello, comandò la Guardia Nazionale e il 21 marzo fu eletto dall’Assemblea della Guardia Nazionale membro del “Governo Provvisorio”. Con il ritorno del duca, riparò a Brescia città originaria della moglie, la contessa Carolina Ghiraldi che il Capitano aveva conosciuto a corte, in qualità di damigella della moglie di Eugenio
Beauharnais, mentre prestava servizio presso la Guardia d’onore di Napoleone a Milano. Luigi e Carolina ebbero un unico figlio, Eugenio (Modena, 1817 – Brescia, ?) che morì senza discendenti. Il ritratto rappresenta il capitano in borghese, seduto di tre quarti, con i baffi
spioventi alla napoleonica e la mano destra nello sparato dell’abito. Le decorazioni imperiali di Napoleone all’occhiello sottolineano la carriera prestigiosa: a partire da sinistra, in alto, si riconoscono le medaglie
dell’Ordine Imperiale della Corona Ferrea, quella della prestigiosa Legion d’onore e, infine, in basso, la Medaglia di Sant’Elena creata nel 1857.
Per quanto riguarda l’esecuzione del dipinto, lo ricordiamo segnalato dall’Asioli tra le opere di data incerta di proprietà di Giuseppe Araldi e riferito in tempi più recenti agli anni Sessanta dell’Ottocento, datazione che può essere ulteriormente circoscritta tra il 1857, anno in cui appunto fu creata la Medaglia di Sant’Elena che l’effigiato porta appuntata sulla giacca,
ed il 1860, anno della morte. Rispetto al ritratto della moglie in cui si esplica con maggiore evidenza il ricorso al mezzo fotografico, nel ritratto in esame che certamente risente della svolta in senso realistico del linguaggio malatestiano, emerge una più calda resa della fisionomia mediante
una pittura caratterizzata dal giustapporsi di tante piccole pennellate che sfumano le une nelle altre e che nel particolare dei capelli e dei baffi crea effetti di grande morbidezza. Per contro invece, si noterà il modo approssimativo con cui sono rese le mani del capitano. Il dipinto, insieme al ritratto della moglie, fu esposto all’Esposizione malatestiana del 1886
Bibliografia
Fiorini T./ Piccinini F./ Rivi L.
Museo Civico d’Arte. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento
Bologna
Bulzoni
2013
202-203