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Ritratto del vescovo Luigi Reggianini

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Malatesta Adeodato

1806/ 1891

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
130(a) 93(la)
sec. XIX (1847 – 1847)

n. 504

Firmato e datato 1847, il dipinto ritrae il vescovo Luigi Reggianini (Modena, 1773-1848) confessore di Francesco IV e rettore del seminario modenese dal 1834 al 1848, nominato vescovo nel 1838. Fautore della restaurazione cattolica e difensore della libertà della chiesa, Reggianini si adoperò perché fossero ridefinite le competenze del governo ducale in materia ecclesiastica.
Il rigore del vescovo è sottolineato con forza dagli attributi che connotano il dipinto. In tal senso va interpretato l’editto ducale di Francesco IV dell’8 maggio 1841, al di sotto della mano destra, con il quale si riconoscevano i diritti della Chiesa modenese, esautorata nel 1771 dal Codice Estense, regolando la questione del foro ecclesiastico e dell’amministrazione dei beni
della diocesi. A questo si aggiunge la bolla di Papa Pio VI, Auctorem Fidei (28 agosto 1794) che il vescovo reca tra le dita della mano sinistra, con la quale si condannavano il Gallicanesimo e il Giansenismo, emersi durante il Sinodo di Pistoia del 1786, servito poi come fonte dogmatica per combattere gli errori dottrinali. I volumi sul tavolo Regole del Seminario e Vita di Carlo Borromeo, patrono dei seminaristi, rimandano alla sua attività di rettore e alla fedeltà nei confronti dell’opera apostolica e dottrinale del Cardinale. Il dipinto in esame deve essere identificato con il ritratto del vescovo di proprietà dell’avvocato Gustavo Bortolucci di Modena, avo di Patricia Bortolucci Marinelli, elencato da Asioli, anche se erroneamente assegnato al 1849. In seguito alla presentazione del dipinto furono composte varie poesie e M. A. Parenti pubblicò “in folio volante” un sonetto edito nel maggio del 1849 per i tipi della Tipografia Camerale. Per la realizzazione dell’opera il Malatesta riprese un altro ritratto del prelato
eseguito nel 1841 su commissione del segretario del Gabinetto Ducale Gaetano Gamorra e ora conservato presso il Seminario di Modena. Il dipinto, di più ridotte dimensioni, era probabilmente destinato a una dimensione privata, e si caratterizza per un’impostazione più sobria presentando il prelato a mezzo busto. Nell’opera in esame invece ritroviamo un tono aulico e di rappresentanza, debitore della ritrattistica seicentesca, argomentato visivamente dalla maggiore evidenza delle vesti e da tutti quegli elementi di contorno che ne sostanziano l’esuberanza narrativa

Bibliografia Fiorini T./ Piccinini F./ Rivi L.
Museo Civico d’Arte. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento
Bologna
Bulzoni
2013
196-197

Altre informazioni

Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: A. Malatesta fece 1847
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: Modena 8 maggio 1841./Francesco [IV]/G[aetano]. Gamorra/Seg.° di Gab.°

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