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L'artefice G. B. Malagoli nella sua officina

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Forghieri Giovanni

1898/ 1944

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
90(a) 111,5(la)
sec. XX (1920 – 1920)

n. 372

La tela fu eseguita come saggio principale per il secondo dei concorsi indetti nel 1920. Il tema si prestava a una duplice interpretazione, come mostra il confronto fra la versione realizzata da Tino Pelloni e questa, riconducibile a Giovanni Forghieri. Se Pelloni resta aderente a un'interpretazione tradizionale del tema, Forghieri si inserisce nel filone del realismo sociale rilanciato dal Graziosi. Il soggetto verista si associa a formule stilistiche caratteristiche dell'autore; ne sono prova le ricerche sugli effetti della luce che Forghieri riprenderà e approfondirà nell’ultima fase della sua vita. Non mancano citazioni dall’arte del passato: nella posa dei due personaggi all'incudine si colgono echi della pittura di Ercole de' Roberti, tuttavia la scena si svolge all'interno di una qualsiasi moderna fucina, affollata di anonimi operai. Significativa anche la disposizione della cancellata: l’opera, che chiarisce il senso della scena, giace apparentemente abbandonata sul pavimento come un qualsiasi prodotto di bottega

Bibliografia Fiorini T./ Piccinini F./ Rivi L.
Museo Civico d’Arte. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento
Bologna
Bulzoni
2013
97-98

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: latino
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: = ad rosam per crucem =

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