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Inv_2823_Madonna_del_Carrobbio
Inv_2823_Madonna_del_Carrobbio

Madonna con Bambino

Inv_2823_Madonna_del_Carrobbio
Inv_2823_Madonna_del_Carrobbio
Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

ambito bolognese

scultura

marmo/ doratura parziale
cm
103,50(a) 35(la) 26(p)
sec. XV (1425 – 1450)

n. 2823

La Vergine Maria è posta in posizione eretta, leggermente di profilo, con la mano destra sostiene Gesù, mentre con la sinistra regge un libro. Lo sguardo materno è rivolto verso il Bambino Gesù, mentre il manto dall'ampio e gotico panneggio, la copre fino a terra. Il Cristo fanciullo, appare corpulento e col viso grassoccio, incoronato dai capelli ricci ben modellati. Regge con la mano sinistra un globo dorato, probabilmente un melograno, e ha lo sguardo indirizzato verso destra, luogo tradizionalmente indice della grazia divina. (P. Cova 2008)

"All'autore del monumento Visconti Massimo Ferretti ha opportunamente ricondotto anche una tenera Madonna col bambino, conservata al Museo Civico Medievale di Bologna, che sappiamo eseguita per la chiesa di Santa Maria del Carrobbio nella città emiliana e che condivide con la figura omologa che sormonta il sepolcro milanese le proporzioni infantili, quasi di giocattolo, e l'abbigliamento di consistenza cremosa. Nulla di più si sa di questo scultore, che il Baroni credeva (chissà perché) bavarese. Si tratta ad ogni buon conto di un maestro lombardo per cultura cresciuto all'ombra di Jacopino da Tradate, che a un certo punto della sua carriera decise di percorrere la via Emilia seguendo le tracce lasciate qualche lustro avanti dal grande Alberto da Campione e da Giovanni Fernach. Verrebbe anzi la tentazione di mettere in relazione con la scultura di Santa Maria del Carrobbio con il documento che nel 1419 attesta la presenza nella città dello stato pontificio di due scultori milanesi, Giovanni di Bonino e suo figlio Martino, vale a dire con ogni probabilità, il figlio e il nipote di Bonino da Campione che, prima di approdare a Bologna, avevan tentato la sorte in Umbria, cercando lavoro al cantiere del Duomo di Orvieto" (Cavazzini 2004) La cultura della Madonna del Carrobbio appare certamente improntata su modelli lombardi tardogotici, lo scultore non manca però, soprattutto nella monumentalità del corpo di Gesù, di riferirsi alla più tarda produzione di Jacopo della Quercia. Infatti, la forzata muscolatura e l'impacciata quanto statica posa del Bambino mostrano una sottile affinità con lo scomparto centrale del Trittico del Museo Medievale. Altresì se la morbidezza del panneggio della Vergine e la preziosità cromatica sono sensibilmente legate al gusto lombardo, nella costruzione anatomica l'artista si allontana dall'intaglio tenerissimo di Jacopino da Tradate per avvicinarsi alla cospicua presenza delle forme quercesche. (P. Cova 2008)

Bibliografia Cavazzini L.
Il crepuscolo della scultura Medievale in Lombardia
Città di Castello
2004

Altre opere in Musei Civici d'Arte Antica: Museo Civico Medievale (436)
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