
Bondeno
Il territorio di Bondeno, per la sua posizione nevralgica sul corso del fiume Po, fin da epoche molto antiche mostra tracce di una continua frequentazione antropica, iniziata con l’ultima fase del Neolitico (fine IV – inizi III millennio a.C.). Nelle immediate vicinanze di questa cittadina, nel sito di Fornace Grandi, si concentrano le più antiche testimonianze dell’uomo nel territorio ferrarese. Per l'epoca romana l'antropizzazione si è espressa in un'occupazione sparsa, legata a piccoli nuclei insediativi non a carattere propriamente urbano: i tentativi di identificare Bondeno con uno dei municipi ricordati da Plinio sono rimasti infatti senza esito. La documentazione archeologica non pare imai riferirsi ad un tessuto urbano o ad una organizzazione cittadina, ma piuttosto ad insediamenti rustici o ville con rustico, oppure a piccoli agglomerati abitativi, che individuavano nel corso del Po il principale elemento d’attrazione. Un secondo motivo di richiamo insediativo è rappresentato dai dossi, come mostrano i rinvenimenti effettuati nell’ampio dosso a sud di San Martino Spino, nel dosso di Gavello, nel dosso di Pilastri, nel dosso di Roversella – Porcara – via Argine Campo.
Nelle immediate vicinanze della cittadina, nel sito neolitico di Fornace Grandi, si sono verificati recuperi casuali ascrivibili ad un insediamento stabile che venne evidentemente privilegiato dalla rete di vie d’acqua presso cui sorgeva, sebbene fosse dislocato ai margini dell’area padana più fittamente antropizzata.
Da quel momento in avanti nel territorio sono documentate in una sequenza pressoché ininterrotta, anche le successive fasi dell’età del Bronzo media e recente (fra il XVI e XIII sec. a.C.), soprattutto coll’insediamento di Pilastri, e della prima età del Ferro (VIII – VII sec. a.C.), presente nell’aspetto culturale del villanoviano.
Già effettiva nel II sec. a.C., la penetrazione romana si intensifica nel I sec. a.C. (siti di Pedocca, Scarafina, Prospera, Barchessa, Marchesa, fondo Quaranta). Durante l’età imperiale il popolamento si distribuisce in insediamenti sparsi che tendono a diminuire col III sec. d.C., per poi diradarsi decisamente in età tardo-antica. Si tratta di piccole fattorie, condotte personalmente dal proprietario ed espressione di un modesto potenziale economico. Non paiono qui attestate grandi proprietà o possessi imperali localizzati in altri settori del Ferrarese, come Vigarano e Voghenza: prevale dunque la piccola e media proprietà, che resiste di fronte alle profonde trasformazioni sociali ed economiche del mondo tardo-antico.
Le conoscenze sulla demografia del periodo romano sono completate dalla necropoli di Stellata, venuta in luce tra il 1928 e il 1932 in occasione di lavori di bonifica, i cui materiali coprono l’arco cronologico dagli inizi dell’età augustea al II sec. d.C consentendo forse di ipotizzare un centro abitato di una qualche consistenza. In località Settepolesini, infine, sono state scoperte le tombe di due veterani, ricordati dalle rispettive iscrizioni: M. Nevio Marcello e T. Iulio Urbano.
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