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87_817
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San Giovanni Battista

87_817
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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
107(a) 87,5(la)
sec. XVII (1633 – 1648)

n. 93

I cataloghi della Galleria Campori non forniscono alcuna indicazione circa la provenienza del dipinto, che doveva appartenere al patrimonio della famiglia già dal XVII secolo: un’indicazione in questo senso viene dal testamento di Pietro Campori (1660) dove, nell’inventario dei dipinti che arredavano l’appartamento dell’abate Onofrio nel 1642, è citato, ma senza indicazione d’autore, "un San Gio. Battista a sedere”. Fin dalla prima edizione del catalogo Campori (1924), il dipinto è riconosciuto a Luca Ferrari, del quale costituisce senz’altro una delle prove più convincenti nel campo della ‘mezza figura’ al punto da essere scelto a rappresentare il pittore alla grande mostra dei Maestri della pittura del Seicento emiliano (1959). In quell’occasione Francesco Arcangeli, rivedendo la cronologia stabilita da Degani (1954), ne proponeva una datazione tra la prima esperienza padovana del pittore (1633- 1644) e gli affreschi dei bracci orientale e meridionale della basilica reggiana della Madonna della Ghiara (1644-1648), in una fase di intensa sperimentazione in cui l’accento narrativo, che ha le sue radici nelle poderose e aggettanti corposità di Tiarini e di Bononi, si arricchisce delle improvvise accensioni coloristiche di Maffei. Nel nostro dipinto giova peraltro sottolineare, al di là dei mediati ricordi caravaggeschi, che spiegano ad esempio il partito di luce e d’ombra che attraversa il piano di fondo dietro la figura, una nuova intelligenza della lezione del Reni che da poco era scomparso. A quei celebri modelli già si sovrappongono le mirabili varianti del Cantarini, com’è facile intendere nella calibratura fra idealismo formale e verità di struttura, o bellezza di pelle. Si vedano, ad esempio, le mani bellissime del giovane anacoreta, assai più “alla Simone” che “alla Guido”. Né va taciuta una più disinvolta abilità di impaginazione e di resa emotiva che, anche per quanto riguarda la tipologia scarmigliata del giovane, deferisce alquanto alla voga vouettiana instaurata in laguna attraverso la circolazione di dipinti e di stampe e alimentata anche, nel Ducato Estense, dall’attività di Jan Boulanger.

Bibliografia Benati D./ Peruzzi L. (a cura di)
Musei Civici di Modena. I dipinti antichi
Modena
Franco Cosimo Panini Editore
2005
pp. 116-117

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