
bronzo/ fusione
n. 745D
Asta in bronzo a sezione quadrata rastremata verso l'estremità. Il braccio minore, di forma piatta, termina con un occhiello circolare nel quale è inserito un gancio ad otto in bronzo che funge da staffa per la sospensione della merce. Sul braccio minore sono presenti altri due occhielli per la sospensione della stadera, uno per la portata minore e l'altro per quella maggiore. Il braccio maggiore termina con una testa di forma sferica. L'asta presenta una doppia graduazione: da 1 a 8 once per la portata minore, con tacche in prossimità di ogni oncia (numerate I, I, I, I, V, I, I, I), ognuna divisa a sua volta in semuncia – mezza oncia – indicati da una S puntinata, e da 5 a 30 once per quella maggiore con divisione di un'oncia (numerate le tacche IIIII, X, V, XX, V, XXX). La stadera è sospesa mediante un gancio ad otto e un gancio ad uncino in bronzo. La merce è sospesa mediante gancio ad uncino, anello e gancio ad otto in bronzo. I ganci di sospensione della portata minore e quello della merce sono stati sostituiti, sempre in epoca antica, con altri aventi una lega più ricca di rame: questa sostituzione indicherebbe un lungo utilizzo della stadera. Manca il romano.
L'invenzione della stadera, originaria quasi con certezza della Campania, è da attribuire ai romani intorno al 200 a.C. Ben presto per il suo facile impiego, per la sua immediatezza di lettura e il soddisfacente grado di precisione conquistò i mercati anche nei secoli successivi all'età romana.
L'unità di misura di massa in epoca romana è la libbra di 327,45 g (con l'oncia di 27,28 g pari ad 1/12 di libbra); questa stadera ha dunque una portata minore di 8 once (218,3 g) e quella maggiore di 30 once, cioè 2 libbre e mezzo (818,6 g).
La sostituzione di due ganci indica un lungo utilizzo della stadera.
Il donatore riferisce che venne trovata agli inizi del Novecento dal nonno, medico, in contatto con molte imprese che effettuavano lavori ferroviari. Non è però in grado di dire la provenienza geografica del ritrovamento.
uso originario: non desumibile
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