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Fig. 963
Fig. 963

Sacra Famiglia

Fig. 963
Fig. 963
Via Cisterna del Follo, 5 – Ferrara (FE)
Scultori Diana (incisore)
1547/ 1612
Allegri Antonio detto Correggio (inventore)
1489 ca. / 1534
stampa
carta/ bulino
Misure: mm
370(a) 280(la)
Misure foglio: mm
536(a) 414(la)
sec. XVI
(1577)
(1577)
n. 963

Primo stato di tre conosciuti.

Stati conosciuti:
I° stato. Nell’inciso, in basso a sinistra: “ANT. DE CORRIGIO INVENT / DIANA MANTUANA
INCIDEBAT ROMAE / 1577”, e in basso al centro: “GREGORII XIII P. M. PRIVILEGIO”. Nel
margine, due versi latini: “MI FABER EST NUTRIX, MATER PAUPERRIMA VESTE / ME
TEGIT, AT CAELO CESSAT UTERQUE LABOR”.
Oltre all’esemplare di Ferrara, se ne segnalano all’Albertina di Vienna (It. I. 29, p. 51), al British
Museum di Londra (inv. W, 8.8) o al Museum of Fine Arts di Budapest (inv. 5493)

II° stato. Nell’inciso, in alto a destra, sopra il margine con il secondo verso latino: “Horatius
Pacificus Formis”. Sopra la lettera F di “FABER” compare un segno diagonale lungo ca. 5 mm.
Un esemplare di questo stato, appartenente al Gabinetto di Disegni e Stampe del Museo d’Arte di
Padova (Palazzo Zuckermann, inv. 1152), è stato esposto al Palazzo Zuckermann di Padova in
occasione della conferenza Donne nel Rinascimento, tra arte e società. Diana Scultori: incisora
mantovana nell’autunno del Rinascimento (20 marzo 2025).

III° stato. Settecentesco. Sotto i versi latini si nota l’aggiunta: “Romae apud Carolum Losi 1774”.
Se ne conserva un esemplare, ad esempio, al Metropolitan Museum of Art di New York (inv.
29.49.19) o due esemplari presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano
(Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche, invv. Art. M. 12-23 e Art. M. 17-29).

In questa stampa di traduzione, l’incisora mantovana Diana Scultori fornisce la sua versione, in controparte, della Madonna della cesta, celebre dipinto di piccolo formato di mano di Antonio Allegri, detto il Correggio, conservato alla National Gallery di Londra (inv. NG23). Si tratta di un primo di tre stati conosciuti e si presenta ancora in buone condizioni: la carta è ingiallita in pochi punti, quasi impercettibili a un esame superficiale, non si notano particolari segni di usura della lastra e i margini non sono stati tagliati, condizione questa abbastanza rara visti gli altri esemplari,
che spesso mostrano il margine inferiore, con i due versi latini, decurtato (cfr. esemplare del British
Museum, inv. W, 8.8).
Fa parte delle incisioni prodotte da Diana dopo il suo arrivo a Roma, che potrebbe coincidere con la prima metà del 1575, “come suggerisce – scrive Barbara Furlotti – il privilegio concessole da papa Gregorio XIII in data 5 giugno 1575. Con questo documento, la cui unicità è stata messa in risalto dalla bibliografia, le fu concesso il diritto di firmare le proprie lastre per indicarne la proprietà intellettuale e materiale, nonché il diritto di distribuire le proprie stampe per i successivi dieci anni in un regime di esclusiva” (cfr. B. Furlotti, Scultori, Diana, in: Dizionario Biografico degli Italiani,
2018). Infatti, nella parte inferiore dell’inciso con la Madonna della cesta, si legge, oltre al riferimento al Correggio, alla firma e alla data (1577), anche “GREGORII XIII P. M. PRIVILEGIO”.
Tali iscrizioni, inoltre, secondo Eugenio Riccòmini, sembrano rilevanti anche per la ricostruzione della storia collezionistica del dipinto di Correggio: “Non è improbabile – annota lo studioso – che il dipinto si sia trovato, in tempi antichi, a Roma: perché lì ne fu tratta nel 1577, da Diana Scultori, un’incisione a bulino, in controparte, di misure pressoché eguali a quelle della tavola” (cfr. E. Riccòmini, Correggio, Mondadori, Milano 2005, p. 76).
Nel margine inferiore incorniciato da una trama fittamente puntinata, sono inseriti due versi latini che contribuiscono alla descrizione dell’immagine e che si possono tradurre così: “Il fabbro [Giuseppe] provvede a nutrirmi, la Madre [Vergine Maria] mi copre con una poverissima veste, ma in Cielo cesseranno le fatiche di entrambi”.
In questa stampa, si notano tutti i virtuosismi sviluppati da Diana nell’ultima fase della sua attività, che la si fa terminare intorno al 1588 (una sorta di “pensione” forse troppo anticipata, se pensiamo che morirà più tardi, nel 1612): all’efficace resa chiaroscurale concorre l’abile alternanza di tratteggi, ora paralleli ora incrociati, e terzi segni, come sul basamento della colonna. La rapida sciabolata cruciforme delle braccia del Bambino, celata dietro a quella quotidiana spontaneità
ricercata da Correggio, allude al destino che Gesù dovrà affrontare: in questo senso, Diana rende
con grande fedeltà gli esiti correggeschi, riuscendo ad ammorbidire il gesto incisorio di grado in
grado, fino alla mano destra della Vergine, semiaperta a far scivolare Gesù, con rassegnata fatalità e
umana tensione.
Nonostante l'amplificazione dello spazio rispetto al dipinto (espediente che spesso ricorre nelle opere grafiche dell’incisora), nella stampa viene preservato l’andamento diagonale della composizione, così come la resa sfumata di Correggio, che impastata di luce si stempera in lontananza: effetto, questo, che Diana evidenzia in un accennato fondale di sua invenzione, cosparso di lineari nuvolette, nel quale simula, con leggero tremolio di bulino, un pendio ascendente
a sinistra, su cui faticano tenui, colti in controluce, due astanti, presi nel lento incedere verso la sommità abitata da un’architettura anch’essa appena abbozzata. Si nasconde qui la forza creativa dell’incisora mantovana, frenata dall’irrisolto difetto che l’epoca le imputava: la condizione di artista-donna, che in quanto tale non aveva la possibilità di inventare. Scrive, infatti, Barbara Furlotti: “Il suo essere donna dovette limitare la sua formazione artistica e spingerla verso l’incisione di traduzione piuttosto che d’invenzione. Non risulta che ricevette alcuna educazione nel
disegno, ambito nel quale il padre [Giovan Battista Scultori], che fu collaboratore di Giulio Romano nei principali cantieri mantovani, raggiunse buoni risultati; come consuetudine per le artiste dell’epoca, le dovette essere precluso anche lo studio del corpo umano dal vero. Nelle sue opere di traduzione si notano tuttavia variazioni rispetto ai modelli originali; tipico è, per esempio, l’inserimento di paesaggi naturali animati da villaggi” (cfr. B. Furlotti, Scultori, Diana, in:
“Dizionario Biografico degli Italiani”, 2018).

Bibliografia Russo E.
Maestri incisori del XVI secolo nelle stampe del Museo Schifanoia
Firenze
Centro Di
1993

Bibliografia Bellini P.
L’opera incisa di Adamo e Diana Scultori
Vicenza
1991
p. 222, n. 36

Bibliografia Bartsch A.
Le peintre graveur (rist. anast. dell’edizione del 1920-1922)
Nieuwkoop (Paesi Bassi)
1982
XV, p. 246, n. 19

Bibliografia Le Blanc C.
Manuel de l’amateur d’estampes
Paris
1854-1888
II, p. 291, n. 7

Bibliografia Gori Gandellini G./ De Angelis L.
Notizie istoriche degli intagliatori di Giovanni Gori Gandellini sanese
Siena
Onorato Porri
1808-1816
X, p. 152, n. 3

Bibliografia Nagler G. K.
Neues allgemeines Kunstler-Lexikon
Monaco
1837
V, p. 144

Bibliografia Massari S.
Incisori mantovani del ‘500 : Giovan Battista, Adamo, Diana Scultori e Giorgio Ghisi
Roma
De Luca Editore
1980

Bibliografia Calidonna, I.
Un’inedita incisione di Diana Scultori: chiarimenti per una biografia
Grafica d’arte: rivista di storia dell’incisione e del disegno
2016
pp. 2-7

Bibliografia Boorsch, S.; Spike, J. (a cura di)
The illustrated Bartsch. 31, Italian artists of the sixteenth century
New York
Abaris Book
1986
p. 259, n. 19

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