
legno, vetro , carta, ottone
n. 00000057
La macchina presenta due dischi di vetro tra loro paralleli e molto ravvicinati. Uno è fisso e tenuto in posizione verticale tramite ceppi di legno, mentre l'altro (con diametro leggermente più piccolo del primo) è mobile attorno ad un'asse passante per il suo centro. Di fronte al disco mobile sono presenti, in corrispondenza del suo diametro orizzontale e vicino al bordo, due pettini di metallo ciascuno collegato elettricamente ad un'asta di rame che costituisce l'asse di rotazione di un'altra asta di rame che reca all'estremità più lontana dall'asse una palla in ottone e dall'altra parte un manico metallico ricoperto con dell'isolante.
Il disco fisso presenta due aperture su un bordo delle quali è incollata una striscia di cartone sottile (detta induttore) che termina con una o più punte sempre di cartone. Una di queste strisce è collocata in corrispondenza del bordo inferiore di una delle due aperture, l'altra sul bordo superiore dell'apertura opposta. Le punte, che attraversano la finestra e sfiorano la superficie del disco mobile, sono dirette nel verso opposto di rotazione del disco mobile. Infine l'asta metallica libera di ruotare intorno allo stesso asse di rotazione del disco mobile e terminante con un pettine metallico per lato è la cosiddetta asta di neutralizzazione, la cui funzione è essenzialmente quella di assicurare un passaggio di cariche attraverso di essa, passaggio necessario per il miglior funzionamento della macchina quando le sfere dello spinterogeno non sono in contatto e per prevenire l'inversione della polarità dello spinterogeno, inconveniente presente nei modelli in cui questo componente non era presente. La macchina è costituita da un disco di vetro rotante a cui sono applicati due pezzi di carta.
data di costruzione: 1877
uso originario: utilizzata per scopi didattici
brevetto: 1863
luogo di costruzione: Bologna
Tipologia: placca
Posizione: al centro dello strumento
Descrizione: placca ovale in ottone incisa a caratteri corsivi con la scritta: F. Pizzorno / 1877 / Bologna