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042
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serpentone

042
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Strada Maggiore, 34 – Bologna (BO)

Berti Tomaso

notizie 1800-1810

serpentone

legno di noce ,
cuoio ,
ferro,
ottone ,
avorio,
filo di cotone ,
legno di bambù
mm
Misure approssimative: lu. della parte principale 2080//distanza tra l'ingresso della parte principale e I 770//II 816//III 931//IV 1289//V 1337//VI 1383//diametro esterno della parte principale sotto la ghiera superiore 40//sopra la ghiera inferiore 99//
sec. XIX (1800 – 1800)

n. 1782

Le due metà del tubo di noce erano tenute insieme con lamine di ferro internamente sino alla seconda curvatura, con perni con filetto, e con avvolgimenti di filo di ferro. In occasione del restauro del 1989 furono lasciate le lamine di ferro, ma i perni furono sostituiti con altri di bambù, e gli avvolgimenti di ferro con altri di filo di cotone. Queste sostituzioni furono fatte per evitare il più possibile la corrosione del metallo e del legno in avvenire, C'è una ghiera larga intorno all'ingresso della parte principale del tubo, e un'altra ghiera intorno all'uscita. Il collo d'oca ha ghiere ad entrambe le estremità. Le ghiere e il collo d'oca sono di ottone.
E conservato con lo strumento un bocchino di avorio con l'ingresso del codolo aguzzo e con un bordo piuttosto largo.

I corni e le trombe formano un gruppo di strumenti aerofoni, in cui la generazione della vibrazione e quindi del suono viene causata dalle labbra del suonatore, tese con una certa elasticità, per cui il flusso d'aria proveniente dai polmoni del suonatore è fatto entrare nella cameratura con impulsi periodici. Basta che le labbra del suonatore vengano premute contro l'estremità iniziale della cameratura, quindi senza bocchino. Normalmente gli strumenti appartenenti a questa categoria, però, sono suonati con un bocchino che dà supporto alle labbra e che dirige il flusso d'aria nella cameratura. La forma di tale bocchino può essere tra quella d'un bacino piatto e quella d'un imbuto profondo. Questo gruppo di strumenti comprende i corni in genere (corni da caccia e da orchestra, tube, cornetti, serpentoni ecc.) e le trombe in genere (trombe in senso stretto, tromboni ecc.).
E' difficile fare una netta distinzione tra corni e trombe. Ripetiamo qui l'ipotesi formulata nel 1979 (van der Meer 1979):
un aerofono è un corno quando è storicamente riducibile a uno strumento aerofono fatto di materiale animale: corno di mammifero unghiato, dente (canino d'elefante o di narvalo), o conchiglia elicoidale di gasteropode marino. Invece un aerofono è una tromba quando è storicamente riducibile a uno strumento aerofono fatto di materiale vegetale, generalmente un tronco scavato.
Esistono corni a cui sono applicati i fori per le dita, già prima applicati ai flauti e agli strumenti ad ancia, eventualmente con chiavi. Talvolta s'incontrano già tra i corni fatti di materiale animale strumenti con fori per le dita, ad esempio il wallhorn svedese.
Generalmente gli strumenti di questo gruppo hanno, però, un tubo fatto di legno duro (bosso, noce, legno d'albero da frutta, acero), in casi rari d'avorio, e nel secolo XIX occasionalmente di metallo.
Appartengono a questo gruppo i cornetti curvi (coi corni torti e i cornettini), i cornetti diritti e muti, i serpentoni e i corni bassi. E sorprendente che la maggior parte degli strumenti di questo gruppo – i cornetti curvi (Coi corni torti e i cornettini) e i serpentoni – rispettino l'archetipo della forma curvata del corno, ciò che implica un procedimento di manifattura poco agevole.
I serpentoni hanno generalmente un tubo in forma di serpente, con tre curvature in forma di U o di arco, e con una terminazione quasi circolare con l'uscita del tubo diretta in alto. Le curvature e la terminazione quasi circolare si trovano sullo stesso piano. La cameratura è sempre conica.
I serpentoni sono generalmente fatti di legno duro (noce, legno d'albero da frutta), ed erano fabbricati come i cornetti curvi. Quindi le due metà erano tagliate da due ceppi, scavate, incollate, dopo di che il tubo era coperto di cuoio scuro. Non ci sono rombi intagliati.
Serpentoni di ottone, come inv. 1773 di questa collezione (scheda van der Meer79) sono piuttosto rari, ma sono esplicitamente menzionati nel 1636 da Marin Mersenne, e nel 1680 da Pierre Richelet, quest'ultimo ripreso da Johann Gottfried Walther nel 1732 (Gutmann 1982, p. 52). Anche i serpentoni di ottone hanno un rivestimento di cuoio.
Nell'ingresso del tubo è inserito un collo d'oca di metallo, generalmente di ottone, ugualmente con una cameratura conica. Dove il collo d'oca è inserito, il tubo è rinforzato con una ghiera piuttosto larga. Nell'ingresso del collo d'oca è inserito a sua volta un bocchino, generalmente di corno o di avorio, più o meno corrispondente a quello del trombone basso.
La cameratura d'un serpentone differisce alquanto da quella d'un cornetto curvo. Essa progredisce nella parte principale del tubo da circa 0,9 a 4,5% della lunghezza. Il collo d'oca ha un diametro che può arrivare al 0,5% della lunghezza dello strumento intero. Ad ogni modo, le differenze tra il diametro d'un serpentone e quello d'un cornetto sono tali che è inesatto considerare il serpentone come il contrabbasso della famiglia dei cornetti.
Quasi sempre il serpentone ha sei fori (I-VI) ed è privo d'un foro per il pollice. I fori I-III si trovano all'inizio della terza curvatura in forma di U, i fori IV-VI all'inizio della terminazione quasi circolare. Il foro per il pollice (p) nel 1773 è piuttosto eccezionale. Normalmente il fondamentale è Do1. I sei fori rendono possibile una scala diatonica, benché, date le posizioni acusticamente inesatte dei fori per le dita, risulti difficile un'intonazione giusta delle singole note. Si suonano le note cromatiche intermedie con diteggiature speciali. L'ambito si estende per due ottave e mezzo.
Il serpentone sarebbe stato inventato dal canonico Edme Guillaume di Auxerre intorno al 1590. Ad ogni modo lo strumento fu usato specialmente in Francia dal secolo XVII per accompagnare il canto gregoriano nelle chiese cattoliche, il che fu biasimato da Berlioz nel 1844 con parole di eloquente chiarezza: egli considera lo strumento davvero barbarico, e "più adatto all'idolatria sanguinaria dei Druidi che al culto cattolico, dove esso figura, mostruoso monumento di quella mancanza di giudizio e rozzezza di sentimento e di gusto che, da tempi immemorabili, dominano nelle chiese della Francia l'applicazione dell'arte musicale al servizio divino." A noi postconciliari sembrerebbe che Berlioz stesse parlando del culto cattolico attuale, almeno sarebbe così se in quest'ultimo si usasse ancora il canto gregoriano…
Infatti, suonato da un interprete senza adeguata tecnica, il serpentone ha un timbro tutt'altro che bello e un'intonazione difettosa. Suonato da un buon musicista, invece, il serpentone può anche emettere suoni dolci e puri d'intonazione. Per quest'ultima ragione era usato nella seconda metà del secolo XVIII e nella prima del XIX nelle bande e persino nelle orchestre sinfoniche e in quelle d'opera anche fuori della Francia – tra l'altro in Italia – per fornire bassi sonori. Furono con ogni probabilità serpentoni di ottone ad essere usati nelle bande. Nell'orchestra sinfonica o quella d'opera lo prescrivono compositori come Gioacchino Rossini, Michele Carafa, Felix Mendelssohn-Bartholdy, Richard Wagner e ancora Giuseppe Verdi ne I vespri siciliani (1855).
Una gran parte dei serpentoni conservati è del '700 e della prima metà del secolo seguente: in Italia, ad esempio, sono conservati strumenti di Lorenzo Cerino a Torino (fine del '700) e di Tomaso Berti a Bologna (presente scheda). Per migliorare l'intonazione nella banda e nell'orchestra furono costruiti anche serpentoni con chiavi. Nel corso della prima metà del secolo XIX il serpentone in forma di serpe fu via via sostituito con strumenti simili in forma di fagotto (corno basso), con l'oficleide ed infine con la tuba, ancora oggi in uso nelle bande, nelle orchestre sinfoniche e in quelle d'opera. Tali strumenti non sono rappresentati in questa collezione.
Tomaso Berti fu attivo a Bologna come costruttore di strumenti a fiato in legno intorno al 1800. Oltre a questo serpentone sono conservati dalla sua bottega alcuni clarinetti (cfr. nctn 00000028 e 00000029).

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna. Sezione Antica
Bologna
1887
p. 62

Bibliografia Esposizione internazionale
Esposizione internazionale di musica in Bologna 1888. Catalogo ufficiale
Parma
1888
p. 58

Bibliografia Fiorini G.
La mostra degli strumenti antichi
Bologna. Esposizione 1888
1888
pp. 251-254
p. 254

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
1914
p. 138

Bibliografia Ducati P.
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
Merlani
1923
p. 201

Bibliografia Van der Meer J.H.
La conservazione e il restauro degli strumenti musicali in due collezioni pubbliche emilianeesempi di intervento
Masetti Bitelli L. (a cura di)
La conservazione e il restauro oggi. Restauro di strumenti e materiali. Scienza Musica Etnografia
1993
pp. 63-95
pp. 76-77

Bibliografia Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
pp. 74-75

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Identificazione: Tomaso Berti
Posizione: inciso nella ghiera larga all'ingresso
Descrizione: Tomaso Berti/ Bologna/ stella con sei punte

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