
1846/ 1904
vaso
n. 29
Vaso troncoconico a corpo appiattito con decoro floreale lavorato a cammeo sui toni dell'azzurro, violetto, bruno. I vetri a cammeo sono ottenuti incidendo il vetro a più strati all'acido: il processo consiste nel ricoprire il vetro con una cera resistente all'acido, disegnando poi su questa, con uno strumento appuntito, la decorazione che si vuole ottenere. A questo punto l'oggetto viene immerso in una miscela di acido fluoridrico con fluoruro di potassio e acqua, e la parte rimasta scoperta dall'incisore viene corrosa con una maggiore o minore profondità a seconda della durata dell'immersione.
Emile Gallé (1846-1904) nasce e vive a Nancy dove il padre possiede una manifattura di vetro e porcellana. Affascinato, fin dall'infanzia, dal mondo delle piante e degli insetti, compie a Weirnar, fra il 1862 e il 1866, studi di botanica oltre che di filosofia, e al ritorno si accosta all'attività del padre fino ad assumerne nel 1874, quando questi si ritira, la completa direzione. Fin dall'inizio i suoi vetri, ma anche le sue ceramiche, riscuotono un enorme successo; può quindi ingrandire la fabbrica fino a raggiungere 300 dipendenti, diversificare la produzione aggiungendo l'ebanisteria, aprire negozi a Parigi ed a Londra, esporre regolarmente e con grande successo presso l'"Union Centrale de l'Art Décoratif' fin dal 1878, fino ad arrivare all' Esposizione Universale di Parigi del 1900 e a quella di Torino del 1902, che rappresentano il punto culminante della sua carriera. Ma è necessario tenere conto che Gallé è anche un intellettuale, che prende parte alla vita culturale del suo tempo, frequenta poeti, si fa ammaliare dall'arte giapponese fattagli conoscere dall'amico pittore Takouso Takasima. Questo Gallé artista si esprime attraverso il vetro: sulla porta d'ingresso del suo laboratorio fa scolpire "Ma racine est au fond de bois", le mie radici sono nel cuore dei boschi; sui suoi "vetri parlanti" riporta i testi di Victor Hugo, di Charles Baudelaire e di tutti gli altri poeti o scrittori che ama e che ha amato. Infine, consapevole anche lui della necessità di una cooperazione fra arte, industria e artigianato, fonda nel 1901, con i fratelli Daum, Louis Majorelle, Eugène Vallin e Victor Prouvé, l'"Ecole de Nancy" o, con le sue parole, "Groupement Provincial des Industries d'Art". Che non è quindi soltanto un insegnamento o un raggruppamento di artisti che hanno comunanza di orientamenti estetici o stilistici, ma una affermazione, sulla linea di William Morris o, più tardi, della Wiener Werkstätte, dell'unità dell'arte e cioè della necessità dì instaurare uno stretto rapporto fra artista e artigiano o, sempre con le sue parole, fra artista, tecnico e industriale. Questo per rappresentare la complessa personalità di Gallé; quanto al Gallé "maître verrier" è stato giustamente considerato il più importante di tutta la storia del vetro. Dal 1874 al 1884 si può datare il primo dei suoi periodi detto "trasparente", dal materiale impiegato, il vetro trasparente decorato a smalti duri policromi. Per la produzione successiva non è facile stabilire un ordine cronologico, ma è comunque caratterizzata dai vetri "opachi" lavorati con varie tecniche: "craquelé", "furné", "metallisé", "oxidé", "moucheté", fino ai vetri a più strati, che vengono lavorati alla mola per ottenere il disegno voluto e le differenti sfumature di colore. Dal 1890 comincia ad essere utilizzata la "gravure à l'acide", cioè l'incisione in negativo o in positivo di vetri a più strati per mezzo di bagni d'acido fluoridrico: è con questo vetro-cammeo che Gallé sviluppa il proprio stile inconfondibile apportandovi complesse tecniche innovative. L'ultimo passo in avanti lo fa nel 1894 quando installa un grande forno che dispone di dieci piazze di lavorazione, con cui riesce a dare inizio ad una produzione veramente industriale, sempre però sotto il suo controllo e con la sua supervisione. Ne escono pezzi assolutamente originali e di un grande effetto decorativo, che impongono uno stile presto divenuto l'immagine stessa dell'Art Nouveau. Gallé muore di leucemia nel 1904 e fino al 1914 la conduzione della fabbrica passa alla moglie Henriette, aiutata dagli amici di Emile, soprattutto Prouvé. Quando anche lei muore, il genero Paul Perdrizet non è certo all'altezza della situazione che via via degenera fino ad arrivare nel 1935 alla chiusura.