
1480/ 1531
dipinto
n. 1 dep.
L'oggetto è costituito da quattro tavole di legno disposte orizzontalmente, rinforzate sul retro da una parchettatura moderna di restauro; la pellicola pittorica è realizzata con colore stemperato ad olio; la cornice è in legno dorato.
La scena dell'annuncio a Maria si svolge all'interno di un ambiente pavimentato a scacchiera nei colori del rosa e del grigio e arredato da una struttura lignea a parete, composta da una panca con schienale rivestito in velluto verde e, nella parte superiore, da una nicchia con struttura rettangolare, delimitata da lesene alle estremità, e da due sportelli aperti sul davanti, che lasciano intravedere alcuni oggetti contenuti all'interno. Mentre a destra un tendaggio verde chiude lo spazio interno, a sinistra la parete si apre verso l'esterno, lasciando penetrare la luce dello spirito divino in forma di colomba. In primo piano, a destra, la Vergine sta inginocchiata in atteggiamento di accoglienza con le mani unite al petto, vestita da un abito rosa acceso e da un manto celeste che tiene anche sul capo. A sinistra appare a lei l'angelo, dalle ali variopinte e dalla veste bianca panneggiata con collo e polsi rosa cangiante: è in atto benedicente e con la sinistra porge un giglio.
L'opera ha avuto costanti attenzioni da parte della critica specializzata.
Il primo studioso a ricondurre il dipinto all'arte del veneziano Vincenzo Catena (1480 ca./ 1531) è Bernard Berenson nel 1905 (B. Berenson, 1905, p. 158), dopo altalenanti attribuzioni ottocentesche ai carpigiani Bernardino Loschi e Marco Meloni, e a scuola bolognese nell'ambito di Francesco Francia (H. Semper, 1882, p. 60; E. Tirelli, 1900, p. 41; A.G. Spinelli, 1902, p. 15). Rifiutando la tesi del Berenson, prima Corrado Ricci, poi Adolfo Venturi, infine Roberto Longhi ritornano a riferire l'opera ad area emiliano-romagnola, verso i modi del forlivese Giovanni del Sega, variamente impegnato alla corte carpigiana di Alberto Pio (C. Ricci, 1911, p. 98; A. Venturi, 1913, pp. 86-88; R. Longhi, 1914, p. 214). Al contrario, successivamente, altri studiosi stranieri hanno condiviso l'attribuzione al Catena, fino all'intervento di Robertson nella monografia sull'artista veneziano (G. Robertson, 1954, p. 51) e di Alfonso Garuti, che nel 1976 pubblica il dipinto dopo gli interventi di restauro (A. Garuti, 1976, pp. 27-29).
L'opera è divenuta proprietà del Museo Civico nel 1903, proveniente dai depositi dell'Ospedale degli infermi di Carpi, dove era giunta nel 1875, in seguito alla distruzione dell'originaria sede, l'antica Chiesa di S. Maria dei Bastardini.
Bibliografia
Berenson B.
The Venetian painters of the Renaissance : with an index of their works
New York/ London
Putnams sons
1905
p. 158
Bibliografia
Robertson G.
Vincenzo Catena
Edinburgh
1954
p. 51
Bibliografia
Garuti A.
Mostra opere restaurate del Museo Civico di Carpi
Carpi
1976
pp. 27-29
Bibliografia
Garuti A.
Carpi. Museo Civico. I dipinti
Bologna
1990
pp. 25-26
Bibliografia
Garuti A./ Colli D./ Pelloni R.
San Nicolò in Carpi un modello del classicismo italiano
Modena
1992
p. 68
Bibliografia
Pecoraro M./ Garuti A.
L’assistenza a Carpi dal Trecento ai giorni nostri
Modena
1997
p. 83
Bibliografia
Rossi M. (a cura di)
Alberto 3. e Rodolfo Pio da Carpi collezionisti e mecenati
Udine
2004
pp. 268-272
Bibliografia
Beltrami A./ Garuti A./ Ori A.M. (a cura di)
Percorsi tematici. 2. Storia della Chiesa di Carpi
Modena
2007
pp. 227-315
Bibliografia
Rossi M. (a cura di)
L’ immagine del Principe: i ritratti di Alberto 3. nel Palazzo dei Pio a Carpi
2008
pp. 186-189
Bibliografia
Rossi M. (a cura di)
100 oggetti per 100 anni: 1914-2014, un secolo di storia dei Musei di Carpi
Carpi
Nuova Grafica
2014
pp. 419 p.
pp. 212-215