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53pq
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Scipione premia con la corona i soldati che per primi avevano scalato le mura nemiche

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Via L. Tonini, 1 (Domus del Chirurgo – piazza Ferrari) – Rimini (RN)

lacunare

tavola/ pittura a olio
cm.
54(a) 53(la)
altezza superficie dipinta 51//larghezza superficie dipinta 50
sec. XVI (1570 – 1570)

n. 53 PQ

n. 53 PQ

Al centro della composizione Scipione regge una corona di alloro che pone sul capo dei due soldati inginocchiati ai suoi piedi; sullo sfondo una moltitudine di armati e le mura della città appena conquistata.

Insieme alle altre sei tavole costituisce quanto rimane del ciclo commissionato a Marco Marchetti il 2 marzo 1570 da Carlo Marcheselli per il soffitto della sala nobile del proprio palazzo in Rimini (cfr. in Archivio di Stato di Rimini, Notaio Vincenzo Tutorini, Rogo 2 Marzo 1570, f. 31 r. e. v.). L'edificio, iniziato per Carlo Maschi nei primi anni del XVI secolo, passò in seguito alla famigli Marcheselli e, nel 1770, ai Lettimi. Il ciclo pittorico, insieme al palazzo, divenne di proprietà del Comune di Rimini nel 1903 per lascito testamentario dell'ultimo proprietario Giovanni Lettimi, mentre le tavole superstiti furono trasferite al Museo dopo i gravi danni subiti dal palazzo stesso durante l'ultima guerra. I soggetti delle tavole del soffitto raffigurano episodi della campagna bellica di Scipione in Spagna, così come il fregio ad affresco che decorava le pareti della sala, andato completamente distrutto, era dedicato alle imprese di guerra in Africa. I fatti di Scipione l'Africano sono il primo ciclo di "affresco" ideato da Marchetti di cui abbiamo testimonianza. Pittore tra i maggiori del suo tempo nell'ambito della decorazione a grottesche (l'artista faentino era stato uno degli aiuti di Francesco Salviati per gli affreschi biblici e mitologici di Palazzo Ricci a Roma e quindi il principale collaboratore di Giorgio Vasari nella grande impresa decorativa di Palazzo Vecchio a Firenze) Marchetti sperimenta in quest'opera quella estrosità narrativa, basata esclusivamente sull'eleganza decorativa del disegno e sulla velocità del tocco, qualità queste che insieme all'essenzialità delle forme e la loro caratterizzazione mediate incisive lumeggiature, fanno di questo ciclo un valido esempio di pittura manierista.
Nel 1976 si è provveduto al cosolidamento del supporto ligneo, alla parchettatura posteriore, pulitura, stuccatura ed integrazione della superficie pittorica, mentre nel 1992 è stato effettuato un intervento di manutenzione.

Bibliografia Pasini P.G.
Guida del Museo della Città
2013

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