
scultura
n. 4 PS
Cristo morto inchiodato alla croce col sangue che sgorga dalla ferita nel costato e da quelle sul volto impresse dalla corona di spine. In grandezza naturale la figura ha proporzioni perfette ed una struttura anatomica chiarissima, non intaccata dalla pur notevole quantità di notazioni realistiche. Guardata nei particolari mostra qualche residua traccia goticheggiante, come nel cadere regolare del nodo del perizoma, nelle simmetrie della barba, nella crudeltà naturalistica del sangue che sgorga copioso dalle ferite e nella rete delle vene, sottolineata da un'ombra azzurra sulla chiarità della pelle.
Il crocifisso si trovava nascosto dietro ad una tenda nella chiesetta chiusa e sconsacrata dell'Ospedalino (in origine intitolata a Santa Maria della Misericordia, e nel 1700 a Santa Maria ad Nives). Fu scoperto nel 1963 da don Domenico Calandrini, che lo ottenne in prestito dagli Istituti Ospedalieri (proprietari della chiesetta) per l'altar maggiore della costituenda chiesa di San Girolamo a mare. Trasportata provvisoriamente nell'oratorio di San Giovannino nel novembre del 1963, fu segnalata da Pier Giorgio Pasini alla Soprintendenza. Fu da quest'ultima sottoposta a restauro nel 1968 e concessa in deposito al Museo Civico nel 1970. In occasione del restauro venne eleiminata la croce (nera e con bordi dorati e lunghi raggi anch'essi dorati e dritti) che risaliva al 1825.
Sconosciuti sono il suo autore, le sue origini e la sua storia. Le uniche notizie che sono state rintracciate riguardano una scritta ancora visibile in un cartiglio della chiesa dell'Ospedalino in cui si apprende che nel 1825 il crocifisso era stato traslato all'altar maggiore ma che era già nella chiesa fin dall'inizio del Seicento, come dimostra l'unica citazione bibliografica antica che lo riguarda (Adimari, 1616, p. 131).
L'Adimari, nel 1616, afferma che l'opera "un Christo in croce belissimo, e tanto bello", era venuto a Rimini "per mare".
Nell' Elenco redatto nel 1978 dall'Ente Ospedaliero "O. Infermi" nel 1978, ovvero "Allegato C) alla Delibera 868 del 30/12/80: opere di interesse artistico e storico" (delibera che effettua una ricognizione del patrimonio dell'Ospedale, ai fini dell'attribuzione della proprietà alla Usl), il crocifisso compare al n° 1 delle 24 opere depositate a titolo di comodato, in periodi successivi, presso il museo civico: "1)Crocifisso ligneo, già nella chiesa di Santa Maria della Neve, attribuito verbalmente dal Prof. Gnudi alla scuola di Nicolò dell'Arca".
Pier Giorgio Pasini, nella scheda presente nel catalogo della mostra "Pittura a Rimini tra Gotico e Manierismo" del 1979 riporta le ipotesi attribuzionistiche avanzate da Cesare Gnudi in occasione del restauro effettuato da O. Nonfarmale per conto della Sovrintendenza di Bologna: lo studioso ha "lungamente considerato la possibilità di scorgere nel crocifisso, di un estremo e talora quasi astratto preziosismo, un'interpretazione di diffusi modelli tedeschi in chiave rinascimentale da parte appunto di Agostino, che si sa aver lavorato il legno" (p. 100), suggerendo inoltre che l'autore del crocifisso possa essere "un maestro italiano che assume dalla cultura transalpina (tedesca, ma anche francese) un certo gusto per la rappresentazione realistica dei particolari e crea un prototipo che si diffonde abbastanza rapidamente, usato soprattutto da intagliatori tedeschi (come da quel "Giovanni Tedesco" che nel 1478 scolpiva il crocifisso di San Pietro a Perugia"(p. 101). Lo stesso Pasini, nelle schede sul crocifisso presente nel catalogo della mostra bolognese "Arte e pietà" (1980) e nel catalogo della Pinacoteca del 1983, oltre ad ipotizzare "un'antica provenienza dalla vicina Chiesa di San Paterniano, appartenuta fra il 1447 ed il 1536 alla società dei fratelli teutonici ed in seguito alla confraternita della croce (fino al 1560)" , lo cosidera opera "di un artista tedesco italianizzante e fortemente attratto dall'arte umanistica od a un artista italiano interessato alle ricerche naturalistiche degli intagliatori tedeschi di crocifissi" (Pasini, 1983, p. 88). Lo studioso afferma inoltre che l'unico crociffisso presente in zona che si possa apparentare con tale opera è quello conservato sull'altar maggiore della Chiesa di San Giovanni Battista di Pesaro, crocifisso inedito ed in pessime condizioni conservative. (Pasini, in "Pittura a Rimini tra gotico e manierismo", 1979, p. 100).
Bibliografia
Adimari R.
Sito riminese
Brescia
1616
p. 131
Bibliografia
Liesner M.
Deutsche Holzkruzifixe des XV Jahrhunderts in Italien
Mitteilungen des Kunsthistorischen Istitutes in Florenz
Firenze
1960
pp. 159-206
pp. 159-206
Bibliografia
Colombi Ferretti A.
Volpe C. (a cura di)
Progetto culturale e metodo operativo nei restauri riminesi
Pittura a Rimini tra Gotico e Manierismo
Rimini
Comune di Rimini
1979
105-116
Bibliografia
Arte e Pietà. I patrimoni culturali delle Opere Pie
Bologna
CLUEB
1980
pp. 273-274
Bibliografia
Pasini P.G.
La Pinacoteca di Rimini
Cinisello Balsamo
Amilcare Pizzi S.p.A. – Arti Grafiche
1983
p. 88
Bibliografia
Pasini P.G.
Museo della Città
Rimini
Circondario di Rimini
1995
p. 32