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Cristo in pietà e angeli

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Via S. Maria dell’Angelo, 9 – Faenza (RA)

Bellano Bartolomeo

1437 ca./ 1496-1497

rilievo

tela dipinta applicata su stucco a rilievo
cm.
85(a) 78(la)
Con cornice 95,5x81x19
sec. XV (1450 – 1499)

n. 204

L'opera presenta Cristo deposto nel bianco sepolcro da due angeli; e, alle sue spalle, un viso rivolto verso l'alto. Fondo oro.

L'attribuzione al Bellano fu avanzata da Corbara che riferì l'ipotesi verbale di G. Fiocco.
Databile attorno al 1460, questa opera è pervenuta in Pinacoteca per acquisto dall’antiquario Ernesto Monti nel 1937.
Il Cristo, quasi seduto sul bordo del sarcofago, è sorretto da tre angeli piangenti. Il suo corpo sporge dalla tomba fino al di sotto delle ginocchia e i fianchi sono coperti da un doppio perizoma, bianco e azzurro. Il volto dell’angelo centrale, fortemente espressivo, rappresenta il culmine sia della composizione piramidale che forma assieme alle braccia del Cristo sia della drammaticità espressa dall’opera.
Il manufatto in cartapesta è una rara testimonianza di opere realizzate con una tecnica quanto mai economica e al contempo effimera. Sono opere che si inseriscono in quell’artigianato di alta qualità artistica destinato alla devozione privata di cui fanno parte anche le ceramiche invetriate, le opere in terracotta policroma e le sculture lignee, tutti prodotti perlopiù eseguiti su esempio di modelli marmorei o bronzi. Nell’epoca rinascimentale opere di questo tipo conobbero una discreta fortuna e diffusione. Il successo di una composizione particolarmente riuscita produceva fin dalla nascita dell’opera di circolazione di “multipli” in materiale povero come stucco, terracotta, cartapesta fino alle riproduzioni a stampa che si diffusero a fine Quattrocento.
Il modello del rilievo faentino è sicuramente attribuibile alla bottega di Donatello. Un richiamo puntuale a una scultura del maestro si riscontra nella posa del Cristo, la cui testa, quasi di profilo, si appoggia sulla spalla destra. Questa posa trova corrispondenza con il Cristo morto conservato a Londra.
L’esasperazione dei tratti fisionomici che caratterizza gli angeli dolenti trova un parallelo siginificativo con alcune opere padovane e ancor più nei pannelli dei Pulpiti eseguiti da Bartolomeo Bellano sotto la direzione di Donatello per la Chiesa di San Lorenzo a Firenze. Proprio a Bartolomeo Bellano, collaboratore di Donatello, viene generalmente attribuita l’opera faentina.

(Il testo è una sintesi delle schede pubblicate da Michele Andrea Pistocchi nei cataloghi delle mostre la Forma del Rinascimento tenuta a Palazzo Venezia di Roma nel 2010 e Gli angeli della Pietà tenuta al Museo della Città di Rimini nel 2012).

Bibliografia Casadei S.
Pinacoteca di Faenza
Bologna
Calderini
1991
p. 40, n. 75

Bibliografia Bona Castellotti M./ Pulini M. (a cura di)
Gli angeli della pietà. Intorno a Giovanni Bellini
Torino
Umberto Allemandi & C.
2012
pp. 35-36

Bibliografia scultura cartapesta
La scultura in cartapesta. Sansovino, Bernini e i Maestri leccesi fra tecnica e artificio
Cinisello Balsamo
Silvana Editoriale
2008
pp. 31-32

Bibliografia Crescentini C./ Strinati C. (a cura di)
La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma nel Quattrocento
Soveria Mannelli
Rubbettino
2010
pp. 228-229

Bibliografia Cortesi S.
La scultura faentina in cartapesta. (1750 – 1960). I Ballanti Graziani, i Collina, i Vitenè, i Dalmonte e…Giò Ponti
Faenza
Tipografia Faentina Editrice
2012
pp. 150-151

Bibliografia Daffra E. (a cura di)
Giovanni Bellini. La nascita della pittura devozionale umanistica. Gli studi
Milano
Skira
2014
p. 163, n. 13

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