
Pronti Cesare detto frà Cesare Baciocchi
1626/ 1708
dipinto
n. 302185
Quattro angeli in volo entro uno sfondato, variamente atteggiati in atto di sporgersi da un balcone cilindrico che si apre su un lembo di cielo.
Il tondo, è collocato nella Chiesa di San Romualdo e precisamente nel sottarco della prima cappella a destra, ove con altro simile (cfr. scheda nctn 00000018) è posto lateralmente ad un terzo tondo di dimensioni maggiori (cfr. scheda nctn 00000019). Il dipinto, che raffigura quattro angeli in volo entro uno sfondato, variamente atteggiati in atto di sporgersi da un balcone cilindrico che si apre su un lembo di cielo, è da sempre ritenuto di Cesare Pronti, artista romagnolo discepolo del Guercino. Nell'opera in esame, che presenta un accentuato scarto del punto di fuga per via della visione disassata dei due oculi, l'autore pare discostarsi dal maestro centese; casomai aderisce ai temi di Cignani, che avevano preso piede a Ravenna fin dagli anni settanta del Seicento a cagione dell'arrivo di alcune sue opere in città (San Benedetto, già in San Romualdo e ora alla Galleria dell'Accademia) unitamente a quelle dei suoi allievi (come le due pale di Filippo Pasquali nel Duomo). Daltronde vi erano stati anche contatti diretti fra Cignani e Protti che aveva avuto il compito di richiamare all'incirca nel 1682 per una revisione del San Benedetto lasciato dieci anni prima, che nel frattempo aveva subito un repentino processo di annerimento. Tuttavia, rispetto ai lavori cignaneschi, il pittore romagnolo non ingessa la disposizione narrativa levigandone le larghe forme che vengono esaltate dalla luce riflessa ma ferma, ma che paiono anche fremere nell'ombra. Circa la datazione dell'opera Viroli la fissa al 1671 circa per via di forti analogie stilistiche con la pala nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo che è di quell'anno. Infatti in quest'ultima opera è simile il gioco dei chiaroscuri e la mobilità della luce che con esperienza esalta il cromatismo giocato per lo più sui toni monocromi: il tutto da relazionare allo splendido Convito di Assuero di Carlo Bonone (presente a Ravenna), per il quale Pronti manifestava una sconfinata ammirazione. Oltre che dai riscontri di stile Viroli è confortato da Tarlazzi che riguardo a San Romualdo ricorda che la prima messa avvenne nel 1633 e che gli ornamenti e le pitture furono senz'altro eseguiti successivamente.
Bibliografia
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Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
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