
manifattura romagnola
targa devozionale
Targa plasticata da stampo, mistilinea e scontornata lungo il profilo delle figure. Recto interamente rivestito di ingobbio e vetrina, verso con colature. Impasto poroso, di colore rosato. In alto presenta due fori per l'affissione ricavati prima della cottura. Raffigura la Madonna a mezza figura con il Bambino nudo, posto in piedi sul lato destro. La Vergine tiene gli occhi abbassati in un'espressione pensosa e con la mano destra tocca i piedi del Bambino mentre con la sinistra lo sostiene e lo abbraccia dolcemente. Il Bambino, che guarda verso lo spettatore, abbraccia il collo della Madre e con la mano sinistra tiene i cordoni del manto di Lei. Il manto della Madonna è decorato da girali vegetali e fiori stilizzati bianchi su fondo azzurro. Entrambe le figure hanno il capo circondato da aureola. I colori predominanti sono il bruno, il blu e il giallo su fondo biancastro.
L'opera fa parte del lascito del Prof. Sergio Baroni al Comune di Fusignano. Si tratta di 142 targhe devozionali in ceramica di epoca e provenienza diverse che costituiscono il primo importante nucleo del Museo Civico San Rocco. La nascita del museo ha realizzato il sogno di Mons. Antonio Savioli di Fusignano, che ha dedicato molti anni della sua vita alla ricerca e allo studio dell'iconografia mariana nelle targhe devozionali in Romagna. Tra Mons. Savioli e Vincenzo Baroni, padre del donatore, esisteva una forte amicizia fin dai tempi della prima giovinezza, e proprio questo legame è stato di stimolo al Prof. Baroni nella formazione della sua raccolta. Il tipo iconografico deriva da un modello rinascimentale attribuito a Benedetto da Maiano, il cui marmo originale è individuabile in un rilievo alla National Gallery of Art di Washington (Samuel H. Kress Collection, inv. A 1661). Le riproduzioni del modello, monocrome o policrome, in terracotta o gesso o altro conglomerato plastico, prima uscite da fabbriche toscane, poi anche da emiliane, ebbero larghissima diffusione per un arco di tempo che sembra raggiungere senza soluzione di continuità le prime trasposizioni in vere e proprie "targhe devozionali" che sono in maiolica o ceramica graffita. La produzione emiliano-romagnola si sviluppò dai primi decenni del XVII per opera di più fabbriche e contemplò varianti diverse con esemplari in cornici rettangolari e altri con profilo scontornato lungo le figure.
Bibliografia
Cecchetti M.
Targhe devozionali dell’Emilia-Romagna
Faenza
Edit
2000
pp. 144-147, 182-187
Bibliografia
Cicognani G.
Targhe devozionali. Collezione Amalia e Vincenzo Baroni
Tipografia Faentina
2001
p. 20