
1707-1708/ 1791
dipinto
Tela che raffigura l'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci ambientato all'aperto. Al centro sono rappresentati il vecchio Andrea con barba e capelli bianchi, il fanciullo con i cinque pani e due pesci e il Cristo benedicente. Ai lati sta una folla in abiti contemporanei.
Si tratta di una delle opere più rappresentative del Ghedini, il principale interprete del Settecento ferrarese dopo la morte di Giacomo Parolini. L'alta qualità della tela si esprime nella notevole varietà dei soggetti e di soluzioni compositive. Commissionata a metà del secolo dal Padre inquisitore per il convento di Santa Maria degli Angeli l'opera venne ultimata, secondo una indicazione del Barotti, il 15 agosto 1755, oltre i termini del contratto per le numerose, gravi difficoltà occorse al pittore in quegli anni (la morte della moglie, la malattia, l'incendio della casa) e per la sua volontà di cambiare in un secondo tempo l'idea compositiva primitiva. Spinosa anche la vicenda del pagamento che viene tramandata con grande dovizia di particolari dal Barotti. Il compenso infatti venne stabilito in "cento doppie" più "un regalo", a discrezione del Padre inquisitore, nel quale, tuttavia, si sarebbe dovuto includere il costo del materiale del quadro. Secondo quanto narra il Barotti invece, la tela sarebbe stata liquidata con cento scudi (moneta di valore molto inferiore alla doppia) più dieci scudi di regalo che "a giudizio di ogni savio … sarebbe enormissimamente lesivo, così in riguardo alla spesa dei colori … come in riguardo al tempo, che si vuole a coprir sì gran tela con una istoria sì vasta, nella quale il Ghedini ha espresso da cento cinquanta e forse più figure" (Barotti). Scaduto il termine per la consegna il Ghedini fu arrestato e costretto a non abbandonare la sua abitazione fino a quando non ebbe terminato la tela.
Il quadro venne trasportato in Certosa alla soppressione del convento di Santa Maria degli Angeli e collocato nel transetto destro della chiesa, dove nel 1944 venne parzialmente danneggiata da un bombardamento. Dal 1978 è in deposito presso i Musei Civici d'Arte Antica.
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