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flauto dolce bassetto

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Strada Maggiore, 34 – Bologna (BO)

ambito europeo

flauto dolce bassetto

legno di bosso ,
legno di melo,
legno di tasso ,
legno di faggio ,
ottone
mm
lunghezza senza capsula e tenone per la capsula 870,2//lunghezza del tenone per la capsula 61,3//bocca larghezza 20,6, altezza 6,5//lunghezza del labium 31,6//distanza tra il bordo superiore della bocca e p 269,2, I 295,2, II 339,2, III 378, IV 474,9, V 520,5, VI 561,7, ch 669,7 (continua in OSS)
secc. XVI/ XVII secc. XVIII/ XIX (1500 1700 – 1699 1899)

n. 1815

Il tubo è ricavato da un solo pezzo di bosso, coi fori III e VI obliqui verso l'uscita.
Lo strumento subì cambiamenti, in parte nel secolo XVIII, per adattarlo alla pratica barocca, in parte anche in un'epoca posteriore, probabilmente nel XIX secolo.
Nell'epoca barocca la capsula originale fu sostituita con una di forma emisferica, di melo, con un ingresso laterale rotondo per l'introduzione d'un esse di ottone che mancava. Poi, il blocco originale fu sostituito con uno di tasso. Inoltre, la chiave fu sostituita con una del tipo barocco, pure con la paletta a farfalla, ma con la leva più corta. Qui, secondo la pratica barocca, la guarnizione di cuoio non è cucita, ma incollata al piattino. La guarnizione mancava. Secondo la pratica barocca, la molla della chiave si trova poi sotto la leva, non più sopra la medesima. Infine, all'uscita fu aggiunto un anello di bosso con sagoma barocca. Queste modifiche, che testimoniano che lo strumento venne usato ancora nel secolo XVIII, furono lasciate in occasione del restauro del 1989.
Purtroppo alcuni interventi ebbero conseguenze disastrose. Sarebbe possibile differire d'opinione in merito, se la fontanella di melo con ghiere di ottone alle due estremità, di fattura inferiore, risalisse al '700 o al secolo seguente. Comunque, in occasione del restauro fu sostituita con una di faggio in corrispondenza delle fontanelle rinascimentali. Purtroppo nel secolo XIX il tubo sopra la bocca era stato sostituito con una nuova parte di sagoma barocca con la quale, però, era stato chiuso praticamente il canale d'aria. Perdute così le dimensioni del canale d'aria, si rinunciò a una sostituzione in occasione del restauro, sicché lo strumento non è più suonabile. Per questa ragione non fu nemmeno aggiunta una guarnizione di cuoio sul piattino della chiave. Nel restauro fu poi aggiunto un esse d'ottone, dato che quello originale mancava.

I flauti sono aerofoni in cui il flusso d'aria è diretto contro lo spigolo di un'apertura situata nella parte iniziale del tubo. Esistono nel mondo numerose specie di flauti. In Europa sono da distinguere principalmente – laddove si prescinde da certi flauti di natura etnica o popolare – due tipi: i flauti dolci e quelli traversi.
I flauti dolci hanno un tubo nel cui inizio è inserito un blocco (l'anima) sì che resta libero un canale d'aria tra la superficie superiore del blocco e la parete del tubo. Sotto il canale d'aria si trova nel tubo un'apertura (bocca), il cui orlo inferiore è smussato a spigolo di sopra. L'aria proveniente dal canale d'aria è diretta contro questo labium (labbro) smussato.
Il flauto dolce fu introdotto nell'Europa occidentale nel secolo XI. Proviene in parte dai paesi arabi tramite la penisola iberica – il tipo è ormai obsoleto nella regione di cultura islamica -, in parte da paesi di popolazione slava, dove sino ad oggi i flauti in genere e i flauti dolci in specie rivestono una parte importante nella musica etnica.
Il flauto dolce subì uno sviluppo speciale nell'Europa occidentale. La prima tappa di questa evoluzione si constata nel '500 e nella prima metà del '600. Gli strumenti costruiti in questo periodo appartengono a un tipo cosiddetto rinascimentale. La seconda tappa è situata tra il 1650 e la seconda metà del '700. Gli strumenti costruiti in questo secondo periodo appartengono a un tipo che chiamiamo qui barocco. Dato che è impossibile sfumare la dinamica nel suono del flauto dolce, il tipo principale sparì dalla musica europea nell'epoca dei primi inizi del romanticismo, quindi nella seconda metà del '700.
Rimasero in uso solo certe varianti del flauto dolce nella musica etnica o popolare. Menzioniamo qui il flauto a una mano, generalmente con tre fori per le dita, ancora in uso in Provenza (galoubet), nelle province basche e nella cobla in Catalogna; i vari tipi di flagioletti in uso sino all'Ottocento; i flauti d'accordo soprattutto nella Baviera Superiore.
In italiano per questo tipo di strumento si usa l'espressione flauto dolce, che non corrisponde sempre alla realtà poiché il timbro dello strumento non è sempre molto dolce. Si usa anche l'espressione flauto a becco, una traduzione dal francese che qui evitiamo, perché solo i flauti dolci alti hanno un ingresso del tubo in forma di becco d'uccello. L'unico termine corretto sarebbe "flauto a blocco" (ted. Blockflöte), eventualmente "flauto ad anima" (ted. Kern(spalt)flöte), ma questi termini sono inusitati in italiano.
Ricordiamo che i registri labiali dell'organo sono composti di canne che hanno la stessa costruzione dei flauti dolci e appartengono pure a questa categoria di strumenti. S'intende che nell'organo l'aria non proviene dai polmoni del suonatore, ma da mantici. Dato che in questa collezione non figurano organi, non trattiamo in questa sede le caratteristiche delle canne labiali dell'organo. L'ocarina è un flauto globulare. Tali strumenti in origine non hanno l'imboccatura del flauto dolce, e sono allora varianti del semplice flauto verticale, di cui non parliamo in questa sede. E possibile applicare l'imboccatura del flauto dolce a un flauto globulare a condizione che quest'ultimo sia di terracotta o eventualmente di porcellana. Tali flauti globulari di terracotta o di porcellana con l'imboccatura del flauto dolce possono opportunamente essere inseriti nella categoria dei flauti dolci, alla quale appartiene dunque anche l'ocarina.
I flauti dolci del '500 e della prima metà del '600 hanno normalmente un tubo ricavato da un unico pezzo di legno, escluse la capsula e la fontanella. Quando il costruttore non aveva a disposizione un pezzo di legno abbastanza grande per ricavarne uno strumento intero, i bassi e i contrabbassi potevano essere composti di due o addirittura tre pezzi, ma allora le divisioni tra i pezzi si trovano intorno alla chiave per il mignolo (si veda sotto) e/o all'inizio del piede. Queste divisioni differiscono da quelle dei flauti dolci del tipo barocco.
La cameratura è generalmente conica inversa, ma può allargarsi nella prima e nell'ultima parte del tubo. Ci sono sempre sei fori davanti (I-VI) e un foro – quello più alto – sul retro per il pollice (p). Sotto i sei fori anteriori c'è un settimo foro, a cui torniamo.
Il fenomeno che si evidenzia in questo periodo è che tutti gli strumenti musicali – anche i flauti dolci – sono costruiti in varie misure con fondamentali che variano dall'alto in basso, che poi formano una famiglia. All'inizio del '500 sono noti tre membri della famiglia dei flauti dolci, all'inizio del '600 si sale per lo meno a sette. Semplificando un poco, si può constatare che nel 1619 Michael Praetorius, a prescindere dal gar klein Plockflötlein (flauto dolce piccolissimo) uno strumemo identico al galoubet francese, cita i membri seguenti:
Exilent (sopranino) con fondamentale Sol4
Diskant (soprano) con fondamentale Do4 o Re4
Alt (contralto) con fondamentale Sol3
Tenor (tenore) con fondamentale Do3
Bassett (bassetto) con fondamentale Fa2
Bass (basso) con fondamentale Sib1
Grossbass (contrabbasso) con fondamentale Fa1
Le misure variano tra poco più di 20 cm (sopranino) e poco meno di 200 cm (contrabbasso).
Nei membri più piccoli della famiglia – sopranini, soprani, contralti e a volte tenori – l'ingresso del tubo ha la forma d'un becco di uccello. I contrabbassi, bassi, bassetti e a volte i tenori hanno un ingresso con un taglio trasversale piano, coperto da una capsula (cappelletto) in forma di tronco di cono. Nei tenori e nei bassetti questa ha un'apertura rettangolare laterale, mentre nei bassi e contrabbassi più lunghi la capsula ha un'apertura rotonda in cima, dove entra un esse di ottone.
Come s'è già detto, sotto i sei fori anteriori (I-VI) c'è un settimo foro per il mignolo (m). Questo dito, essendo più corto degli altri, non raggiungerebbe il foro nei tenori, contralti e a volte anche nei soprani, se il foro si trovasse al centro in linea coi fori I-VI. Per questa ragione il foro per il mignolo viene spostato verso la destra o la sinistra del tubo. Come s'è già spiegato, sino alla seconda metà del '700 i musicisti non suonavano sempre – come oggi – con la mano sinistra sopra e quella destra sotto, ma talvolta anche in posizione inversa. Perciò, era necessario provvedere un foro per il mignolo destro e uno per quello sinistro. Infatti, i flauti dolci tenori, contralti e a volte anche quelli soprani hanno due fori per il mignolo, uno a destra e uno a sinistra. Il foro che non era usato veniva tappato con cera.
(continua in OSS)

Bibliografia Vellani F.
Raccolta di antichi strumenti armonici conservati nel Liceo Musicale del Comune di Bologna
Bologna
1866
n. 26

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna. Sezione Antica
Bologna
1887
p. 62

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
1914
p. 138

Bibliografia Ducati P.
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
Merlani
1923
p. 201

Bibliografia museo medievale
Per un museo medievale e del Rinascimento
Bologna
Grafis
1974
p. 100, n. 94

Bibliografia Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
p. 33

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Posizione: sotto la bocca
Descrizione: due orecchi di lepre

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