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2419
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Crocifissione

2419
2419
Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

ambito fiammingo (?)

dipinto

tavola/ pittura a olio
cm
97(a) 73(la)
sec. XVII (1600 – 1699)

n. 2419

n. 11

Il dipinto è cosi descritto da Giordano Viroli: "Al centro della scena vediamo Cristo morto sulla croce, il capo coronato di spine reclinato sulla spalla destra. Il Redentore indossa il tradizionale perizoma, la Madonna e San Giovanni Evangelista sono raffigurati ai lati della croce, rispettivamente alla destra e alla sinistra. La Vergine ha il capo inclinato e le mani congiunte in preghiera, Giovanni fissa Gesù e le sue dita sono intrecciate a esprimere un intenso dolore. In queste figure la gamma cromatica, per purezza e intensità canora, rasenta apertamente una sorta di simbolismo. Sul fondo scuro, di un bruno senza profondità o di profondità immensa (dunque secondo le astrazioni spaziali dei fondi oro) le figure risaltano come blocchi cristallini: nel Redentore, dal dolce volto inclinato a una rassegnazione infinita, il biancore delle carni è rigato dalle gocce di sangue sgorgato dalle ferite; la Vergine è una massa di un azzurro intenso, più azzurro dello zaffiro; il San Giovanni è il grido del rosso sangue gorgogliante da una ferita fresca, il rosso della fiamma, del cuore del rubino. Ma nella Maddalena, inginocchiata ai piedi della croce, vestita di accordi rosati, perlacei e di giallo-oro, è dato assaggiare la fragranza penetrante di emozioni e commozioni pur castigate e represse. Cercando di rendere canonicamente ineccepibile la figurazione della Maddalena, l’artista ne accentua il sapore pietistico trasformandola nella “bella donna che piange”. Il dolore della Maddalena diviene così ineffabile languore, tenerissimo ripensamento. Alla calibrata plasticità delle figure dei dolenti, abbigliate, come si è visto, con una varietà di piani a diverse colorazioni, si contrappone una inferiore ricerca chiaroscurale nel fondo paesistico che appare fosco e indebolito e dove compaiono, assai consunte, tracce di edifici architettonici di gusto nordico."

I caratteri stilistici dell’opera sembrano richiamare quelli della pittura fiamminga, come del resto indicano le note di mons. Natalini nell’inventario del lascito.

Bibliografia La Collezione Terzo Natalini opere donate da Mons. Terzo Natalni alla Pinacoteca Civica di Forlì
Forlì
Filograf
2001
pp. 60-61

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