
1638/ 1665
ambito bolognese
dipinto
n. Ser. 8
La Galatea è semisdraiata su di una conchiglia trainata da delfini mentre coglie una perla da un piattino presentatole da un putto alato.
Nella ricchissima cornice originale, vero capolavoro di intaglio, le conchiglie e i delfini, alludono al tema marino trattato nel dipinto.
Grazie all'accurato libro contabile tenuto dalla stessa Sirani, che è insieme un diario in cui la pittrice descrive gli avvenimenti più preziosi delle sue giornate e i dipinti eseguiti, siamo in grado di precisare la destinazione di questo squisito capolavoro della sua estrema attività. Sotto l'anno 1664, il penultimo della sua brevissima vita, ella annota:
"Una Galatea picciola in mare, guidata da duoi Delfini, con duoi Amoretti, uno de' quali urta in certe cappe, dove è stesa la detta Galatea, e l'altro le presenta una madreperla aperta con varie perle, dove ella sta in atto di levarne una, per l'illustriss. sig. marchese Senatore, e Balì Ferdinando Cospi" (il diario, di cui purtroppo l'originale è perduto, è stato riprodotto nel 1678 da C. C. Malvasia nella sua Felsina pittrice).
Già l'anno precedente la Sirani aveva eseguito altre opere per lo stesso Cospi: il Ritratto di Vincenzo Ferdinando Ranuzzi in veste di Amore, ora conservato nel Museo Nazionale di Varsavia, e una Madonna della cintura da donare al comune di Bagnarola di Budrio, ora perduta. Altri quadri della pittrice, non acquistati direttamente da lei, figurano nell'inventario redatto nel 1686 alla morte del marchese: una Panfila che pettina il bambace, una Cerere e una Diana, un Puttino. La Galatea è assente da questo elenco. Scrivendo sul finire del XVIII secolo Marcello Oretti ricorderà la Galatea tra i quadri non più conservati in palazzo Cospi.
L'importanza del committente stimola la Sirani a un risultato di straordinaria eleganza. Come ha impeccabilmente notato Fiorella Frisoni (1992), la Galatea, "col suo gesto affettato di scegliere la perla, il busto esile e le gambe tomite, ben rappresenta l'umanità cara ad Elisabetta, un po' fanciulla, ma anche mondana". La grazia dell'invenzione e la pastosità della pennellata sono peraltro caratteri propri dell'ultima attività della pittrice, mancata quando la sua arte andava esibendo una nuova maturità stilistica e mentale che sembra far da ponte tra Guido Reni e Carlo Cignani.
È probabile che nella scelta del tema da parte del marchese giocassero un ruolo importante i suoi interessi naturalistici: il celebre Museo Cospiano, legato nel 1675 a quello Aldrovandiano in Palazzo Pubblico, costituisce infatti il nucleo più antico dell'attuale Museo Civico di Bologna.
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