
1806/ sec. XX prima metà
moschetto
n. Sala VIII (Prima Guerra Mondiale), n.331
n. Sala Guerra 15-18, n.8
Moschetto monocolpo con canna, culatta mobile e otturatore cilindrico scorrevole in acciaio brunito (alcuni particolari sembrano però in ferro); il calcio e la cassa corta sono in legno. Sulla canna è fissato un alzo graduato fino a 1000 metri, mentre in corrispondenza della volata è presente la tacca di mira. Il calciolo è in acciaio e presenta lo sportellino apribile in cui era abitualmente inserita la bacchetta nettatoia. Il moschetto risulta completo di baionetta (a ghiera e cruciforme) ripiegata nella cassa sotto la canna e di tracolla in cuoio, fermata da due bottoni piatti di ottone e fissata al fucile attraverso due passanti (uno sotto il calcio e uno sotto la canna).
Sull'acciaio, vicino all'alzo, sono presenti i punzoni che si riferiscono all'arsenale di produzione, all'anno di fabbricazione e al numero di matricola dell'arma; tre marchi legati sempre alla produzione non sono stati identificati: due sono incisi sull'acciaio in corrispondenza dell'alzo, l'altro è impresso sulla cassa in legno. Sulla pala destra del calcio e sulla parte finale della canna è ripetuto il numero di matricola.
Moschetto da cavalleria "modello Vetterli 1870", identificato dal numero di matricola "M 108".
Tale moschetto derivava dall’omonimo modello di fucile e venne realizzato in tre versioni: da Cavalleria (come quello in esame), da Carabinieri (che differiva soprattutto per la maggiore lunghezza) e da Carabinieri Guardie del re (caratterizzato da fornimenti in ottone).
Il fucile, e quindi il moschetto, Vetterli doveva il suo nome all’esemplare a ripetizione manuale progettato, tra il 1860 e il 1870, dallo svizzero Friedrich Vetterli, responsabile della fabbrica d'armi di Neuhausen. Tale modello, dotato di un serbatoio tubolare posto lungo il fusto dove alloggiavano 12 proiettili, venne preso in considerazione da parte degli Alti Comandi Italiani come valida alternativa all'ormai obsoleto Carcano modello 1860, ma risultò troppo costoso per essere adottato come arma universale per i soldati del Regno d’Italia. Venne quindi modificato in un esemplare di fucile monocolpo, con cartucce da 10,4 mm, denominato "Vetterli italiano modello 1870".
Tuttavia nel giro di pochi anni ci si accorse che questa tipologia di fucile monocolpo risultava poco pratica e non più adatta alle esigenze belliche dell’epoca, si decise quindi di dotare il “Vetterli” di un meccanismo a ripetizione per aumentare la velocità di tiro, lasciando però inalterato il calibro (10,4mm). Si aggiunse quindi un caricatore lineare, ossia una scatola metallica posta sotto l'otturatore che andava a contenere il pacchetto da 4 colpi, che fu disegnato dal Capitano di Artiglieria Giuseppe Vitali e che permetteva di ricaricare l'arma più velocemente rispetto al serbatoio tubolare. Per l'inserimento del caricatore fu realizzata un’apertura nella parte inferiore del calcio e si aggiunse una piastra per sostenerlo; venne poi montato un meccanismo a rotaia per mantenere sempre in posizione corretta l'otturatore. Il fucile così modificato assunse quindi la nuova denominazione "Vetterli-Vitali 1870/87".
Durante la Prima Guerra Mondiale l’esercito italiano fu armato principalmente del fucile “modello 1891” sistema Mannlicher-Carcano, alimentato con caricatori da cartucce calibro 6,5 mm (a seguito della messa a punto della polvere senza fumo avvenuta nel 1884 da parte di Paul Marie Eugenè Vieille, divenne infatti possibile progettare fucili di calibro minore rispetto a quelli fino ad allora adottati). Inizialmente però, vista la difficoltà di far fronte da subito alle numerose richieste di fucili “modello 1891”, le retrovie continuarono a essere armate di fucili "Vetterli-Vitali mod. 1870/ 87" (che giacevano del resto inutilizzati a migliaia negli arsenali militari italiani), riconvertiti tuttavia in modo da poter utilizzare il calibro italiano standard dell'epoca, ossia il 6,5 Carcano. Si cambiò quindi ancora una volta il caricatore, montandone uno adatto al nuovo calibro e ovviamente si dotò il fucile di una canna atta ad accogliere le cartucce da 6,5 mm. La modifica avvenne nel 1915, ma l'adozione della nuova tipologia di fucile fu solo del 1916: da qui la denominazione "Vetterli-Vitali 1870/87/16". Si ipotizza che la trasformazione possa aver riguardato circa 400.000 fucili che finirono ad armare la Milizia Territoriale, le Truppe Coloniali ed altri Corpi non di prima linea.
Dai punzoni presenti sulla parte anteriore del moschetto in esame si può affermare che l’arma fu prodotta presso la Fabbrica d’Armi di Brescia nel 1875.
Bibliografia
Mantoan N.
Armi ed equipaggiamenti dell’esercito italiano nella grande guerra 1915-1918
Novale Valdagno
Gino Rossato
1996
pp. 97-99
Tipologia: marchio
Posizione: sulla cassa in legno, lato sinistro
Descrizione: Marchio impresso di forma ovale che reca all'interno la lettera maiuscola "B", seguita da un'altra non del tutto identificabile ("I" o "L").
Tipologia: marchio
Identificazione: Fabbrica d'Armi di Brescia
Posizione: sull'acciaio, in corrispondenza dell'alzo, lato sinistro
Descrizione: Marchio di forma ovale che reca all'interno la scritta "BRESCIA".
Tipologia: marchio
Posizione: sull'acciaio, in corrispondenza dell'alzo, al centro
Descrizione: Marchio di forma ovale, posto in verticale, che reca al suo interno lo scudo crociato sormontato da corona.
Tipologia: marchio
Posizione: sull'acciaio, in corrispondenza dell'alzo, al centro
Descrizione: Marchio di forma rotonda che reca all'interno le lettere maiuscole "NG" sormontate da una corona