
dal 1872
pistola
n. Sala VIII (I Guerra Mondiale), n. 48
Pistola in acciaio con calcio corto in legno scanalato e campanella per il correggiolo. Il grilletto è sistemato in un castello rotondo e il caricatore è posto anteriormente, con il serbatoio antistante il ponticello del grilletto. La canna e la culatta rappresentano un blocco unico e costituiscono un sistema rigido che si sposta longitudinalmente, rispetto all'incastellatura, scorrendo su opportune guide. L'otturatore, di forma prismatica, scorre all'interno della culatta. E' presente un alzo graduato, da 1 a 10. In corrispondenza del cane e sopra il calcio è riportato il numero di matricola dell'arma ("4631").
Pistola semiautomatica modello "Mauser C96", di produzione tedesca, appartenuta al Cavaliere Mario Fantinelli (Forlì 1896-1968), sergente nel 16° Reparto d'Assalto durante la Prima Guerra Mondiale. Nato a Forlì il 21 agosto 1896 da famiglia repubblicana, Fantinelli partì volontario nel primo conflitto mondiale, prendendo parte ai duri combattimenti sui fronti del Podgora, del Carso e del Piave, e meritando la medaglia di bronzo (1917) e d'argento (1918) al valor militare. Al termine del conflitto fu inviato forzatamente in Libia a reprimere le ribellioni in atto: compito che svolse mal volentieri, considerando le popolazioni locali "ree soltanto di difendere la loro libertà". Tornato finalmente in patria, fu impiegato nella Società Bonavita per poi entrare nell'Amministrazione provinciale. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu richiamato col grado di tenente e inviato sul fronte di guerra greco-albanese: qui venne fatto prigioniero e deportato nel 1943 in Germania, dove visse in prima persona il calvario dei lager, occupandosi di organizzare la resistenza dei prigionieri italiani. Tornato nella città natale, riprese il suo impiego in Provincia, diventando anche Presidente dell'Associazione Forlivese Combattenti e Reduci e Vicepresedente provinciale. Morì a Forlì il 22 aprile 1968.
La pistola modello "Mauser C96", oggetto della scheda, fu progettata dai fratelli Feederle, per poi essere messa in produzione nel 1896 dalla fabbrica d’armi dei fratelli Wihelm e Peter Paul von Mauser di Obendorf, noti soprattutto per la loro attività nel campo dei fucili. Soprannominata anche "Broomhandle" (manico di scopa) per la particolare forma del suo calcio in legno, l'arma subì da subito diverse modifiche, che portarono a numerose varianti, come ad esempio quella del 1898, che suscitò molto interesse soprattutto perché introduceva la novità di una custodia in legno, che poteva essere fissata al calcio della pistola in modo da trasformarla in una carabina (da ciò la presenza anche nell’oggetto in esame dell’alzo graduato). La vera versione militare della pistola arrivò solo nel 1912 ( modello "C96/12" ), diventando ben presto una delle armi più conosciute, diffuse ed apprezzate dagli eserciti di tutto il mondo. Fu dunque usata in modo massiccio durante tutta la Prima Guerra Mondiale e nel 1916 moltissime C96 furono trasformate in modo da poter utilizzare la cartuccia da 9 mm Parabellum (in origine questo modello di pistola adottava infatti il calibro 7,63 mm): tali esemplari furono contraddistinti da un grande numero 9 inciso sul legno dell’impugnatura e verniciato di rosso. La produzione della "C96" fu interrotta solo dopo la fine della Grande Guerra, ma venne ripresa nel 1922 per continuare poi ininterrottamente fino al 1937. La versione completamente automatica di questo modello fu prodotta in un numero molto limitato di esemplari solo nel 1932, ma senza troppo successo dal momento che si surriscaldava rapidamente.
Bibliografia
Myatt F.
Enciclopedia illustrata delle armi portatili moderne : le più famose armi da fuoco dal 1873 a oggi
Milano
De Agostini
1984
pp. 220-221