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San Cristoforo col Bambino, San Giacomo e donatore

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Via G. Matteotti, 16 – Cento (FE)

ambito bolognese

dipinto murale

intonaco staccato/ pittura a fresco
cm
96(a) 98(la)
secc. XIV/ XV (1380 – 1460)

n. 0439

Incorniciato da una rozza cornice dipinta a fasce, sono rappresentati i Santi Cristoforo e Giacomo, tra i più cari alla devozione trecentesca in quanto legati al culto dei pellegrini e alla fondazione di quegli ospedali, che nel Medioevo erano luoghi di rifugio e di sosta oltre che di cura lungo i difficili percorsi stradali.
S. Cristoforo, non casualmente invocato anche come protettore contro le malattie e la peste, trasporta sulla spalla il Cristo bambino, avanzando, secondo la sua più consueta iconografia, entro l'acqua del fiume ricca di pesci.
Il suo rapporto con il bambino, l'incidere da sinistra verso il centro, la semplificazione di alcuni particolari dell'abito, trovano numerosi agganci con la cultura veneto-emiliana del Trecento.
S. Giacomo apostolo, pellegrino e viaggiatore per eccellenza nonché titolare di una delle più importanti mete dei pellegrinaggi medioevali, il Santuario di Compostela in Spagna, è riconoscibile nei suoi attributi: libro, bastone e conchiglia (riconoscibile vicino allo scollo). Il Santo presenta un orante inginocchiato, committente o donatore dell'opera.
Questo Santo trova agganci nella tradizione bolognese postvitalesca, cui richiama sia la tipologia del volto che l'abbigliamento.
Ancora, il timbro luminoso che pervade la composizione, il modo di lumeggiare in bianco i volumi, di disegnare i contorni, trovano conferma in grandi modelli quali le opere di Giovanni di Ottonello e Pietro Lianori. 

L'opera ha uno sfondo prettamente devozionale ed è legato anche alla particolare posizione geografica del territorio centese: a metà strada fra Bologna e Ferrara, crocevia privilegiata di pellegrinaggi.
L'affresco costituisce uno dei pochi frammenti sopravvissuti dei epoca "primitiva" della zona ed in origine doveva far parte di un ciclo di più ampio respiro, che probabilmente occupava l'intera abside.
L'opera respira ancora la forza delle composizioni di Vitale da Bologna, oltre ai moduli tardogotici di Pietro di Giovanni Lianori o Pietro di Giovanni dalle Tovaglie.
Inoltre bisogna menzionare come nell'ultimo decennio del XIV secolo, lo stesso Antonio di Vicenzo, architetto che aveva fornito il progetto e che dirigeva i lavori per San Petronio, era presente a Cento.
Le connessioni con il capoluogo sono testimoniate anche dalla presenza sul territorio centese di Simone de' Crocefissi e Jacopo di Paolo.

Bibliografia Malvasia C.C.
Felsina pittrice vite de pittori bolognesi alla maesta christianissima di Luigi 14. re di Francia e di Nauarra il sempre vittorioso consagrata dal co. Carlo Cesare Maluasia fra Gelati l’Ascoso
Bologna
Barbieri
1678

Bibliografia Erri G.F.
Dell’Origine di Cento e di sua Pieve
Bologna
1769

Bibliografia Atti G.
Sunto storico della città di Cento da servire anche per guida al forestiero
Cento
1853

Bibliografia Colagiovanni M.
Vicende della Parrocchia di San Pietro
Cento
1970

Bibliografia D’Amico R./ Gozzi F.
La Pinacoteca Civica di Pieve di Cento. Catalogo generale.
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1985

Bibliografia Volpe C.
La pittura gotica: da Lippo di Dalmasio a Giovanni di Ottonello
La Basilica di San Petronio
Bologna
1984
pp. 213-294

Bibliografia Pinacoteca Civica
La pinacoteca civica di Cento. Catalogo generale
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1987
pp. 133-134

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: latino
Tipo di caratteri: caratteri gotici
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: EGO SON LUX MODI

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