
notizie seconda metà sec. XIX
cinghia da sciabola
n. Sala VIII (Prima Guerra Mondiale), n. 62
Cinghia in cuoio verniciato di nero, su cui è cucita una fascia di seta bianca recante al centro una sottile striscia blu. Alle due estremità si trovano due fibbie in acciaio cromato per regolarne la lunghezza e due moschettoni dello stesso materiale per il fissaggio alle campanelle del fodero; un altro passante infilato nella cinghia è invece collegato ad una catenella (decorata in alto con il motto di Casa Savoia "FERT"), sempre in acciaio cromato, per l'attacco al fornimento.
Cinghia a completamento della sciabola da ufficiali modello 1873, appartenuta al capitano Italo Stegher (28 maggio 1894- 25 agosto 1917). Nato a Civitavecchia, Stegher risulta residente a Forlì già dal 1905. Partecipò alla Prima Guerra mondiale, quale Capitano del 208° Reggimento Fanteria, morendo sull'Altopiano della Bainsizza il 25 agosto del 1917: fu colpito con una pugnalata alla testa durante un'incursione notturna di soldati austriaci, penetrati nelle nostre linee travestiti da soldati italiani. Stegher fu decorato con la Medaglia d'argento al Valore Militare il 10 maggio 1916 perchè, seppur ferito durante un bombardamento nei pressi di Rovereto, tornò non appena medicato al comando della propria compagnia; per aver combattuto eroicamente nello scontro che lo portò alla morte fu invece decorato con la Medaglia d'oro al Valor Militare il 25 agosto 1917. Insieme agli altri cimeli conservati nella medesima vetrina, la sciabola fu donata dalla sorella del capitano in data non accertata. Le sciabole in uso presso la Forze Armate italiane allo scoppio del conflitto 1915-18 erano quasi tutte di origine ottocentesca ed non venivano impegnate in combattimento, ma fungevano soprattutto quale insegna di grado. La sciabola, a cui appartiene la cinghia in esame, è fondamentalmente quella modello 1873, che venne riutilizzata durante la Prima Guerra Mondiale, dopo essere stata leggermente modificata dopo il 1900: il modello originario prevedeva, ad esempio, una lama curva e a un filo e i bracci della guardia più sottili. Sulla lama, vicino al tallone, è riportata la firma dell'armaiolo tedesco Friederich Horster, attivo tra il 1825 e il 1875 a Solingen.
Bibliografia
Calamandrei C.
Lame in guerra. Storia delle armi bianche italiane dal 1900 al 1945
Firenze
Olimpia
1997
pp. 14, 92-93