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elmetto

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Corso Garibaldi, 96 – Forlì (FC)

produzione italiana

elmetto

acciaio
cm.
165(a) 215(d)
Lunghezza comprensiva di visiera 288
sec. XX (1916 – 1918)

n. Sala VIII (Prima Guerra Mondiale), n. 150 o 333

Elmetto in acciaio, tinto di grigio-verde, composto di soli due pezzi: la calotta, con la quale la visiera e il coprinuca formano un corpo unico, e il crestino di areazione; il copricapo è privo di imbottitura interna.

Elmetto "Adrian mod. 1916" prodotto in Italia, ma su imitazione del modello francese. Al momento dell'entrata in guerra, l'Italia infatti non disponeva per le proprie truppe di un modello di elmo metallico; esso risultava invece fondamentale nella nuova guerra di trincea, in cui molti soldati morivano in seguito alle ferite riportate alla testa a causa di shrapnels e di schegge. La necessità di un'efficace protezione del capo portò nell' autunno del 1915 alla sperimentazione e all'adozione di un pesante prototipo italiano di elmo, detto "Farina" dalla ditta milanese che lo produsse. Tuttavia, il suo peso, ingombro ed elevato costo di produzione spinsero l'esercito italiano all'adozione del copricapo francese "Adrian", la cui forma derivava dai caschi d'ottone mod. 1885 dei Sapeurs-Pompiers di Parigi. I primi lotti di elmi francesi acquistati in prova apparvero sul fronte italiano nel 1915, ancora verniciati in grigio-blu e con la sigla RF, Republique Francaise, sulla calotta. Nel 1916 il tipo nostrano di elmo Adrian incominciò ad essere prodotto in Italia, differenziandosi dal prototipo francese sia per la colorazione grigio verde (voluta per uniformare il copricapo alla tinta della divisa mod.1907), sia per la struttura, composta di soli due pezzi, calotta e crestino, contro i quattro elementi del modello originario (calotta, crestino, visiera e paranuca). L'imbottitura interna poteva essere di pelle marrone con feltro grigio-verde oppure di tela cerata con feltro grigio-bianco. Il modello italiano risultava però meno robusto rispetto al prototipo francese, sia per le rifiniture meno accurate che per la qualità inferiore dell'acciaio utilizzato. Nonostante ciò, esso venne impiegato in enormi quantità in ogni zona del fronte e per tutta la durata del conflitto, restando in dotazione di alcuni reparti persino fino alla seconda guerra mondiale.

Bibliografia Mantoan N.
Armi ed equipaggiamenti dell’esercito italiano nella grande guerra 1915-1918
Novale Valdagno
Gino Rossato
1996
pp.49, 52

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