
L'isola di Dahlak Kebir è la più vasta dell'arcipelago che nel Mar Rosso ospita una delle grandi necropoli islamiche in Africa. L'esistenza della necropoli venne riportata in Europa dai viaggiatori inglesi James Bruce e Henry Salt alla fine del XVIII secolo ma lo studio delle iscrizioni ebbe inizio nel 1830 grazie a Graves C. Haughton. Il modenese Benedetto Malmusi pubblicò nel 1885 e nel 1900 le 63 iscrizioni pervenute al Museo Civico di Modena cui poi seguirono numerosi studi sia di carattere epigrafico che attraverso la documentazione fotografica. Tutte le iscrizioni risultano avere carattere funerario con elementi ricorrenti nel contenuto inciso su porfido granitico con carattere cufico o nashi.
Nel testo del 1976 dedicato alla raccolta di stele compare una descrizione delle vicende del nucleo curata dal direttore del Museo Civico che in quegli anni era Benedetto Benedetti: "Nel 1892, il tenente di vascello Paolo Parenti, modenese, si trova con una unità della nostra marina da guerra a Massaua nel Mar Rosso, durante uno dei periodi di più acuta tensione della crisi della politica coloniale italiana. Esplora l'isola di Dahlak el Kebir e se ne torna alla nave con 4 stele che manda in dono al Museo di Modena. Scrive al dr. Carlo Boni, direttore, dichiarandosi disposto a spedirgli altre stele ed a fare i calchi di un'altra cinquantina conservate nei magazzini del comando di Massaua. In seguito, gli sviluppi drammatici della situazione politica nell'Africa Orientale lo portano altrove. A Modena Benedetto Malmusi svela ad una ristretta cerchia di dotti il grande interesse dei quattro monumenti da lui interpretati, trascritti, tradotti. Il Boni, entusiasta, non pensa ad altro che a trasferire tutte le stele al suo Museo. A Massaua c'è un altro modenese, il dr. Vincenzo Ragazzi, un capitano medico, che aveva prestato servizio nell'armata di Menelik, il re dello Scioa futuro Negus Neghesti, durante la vittoriosa campagna di conquista dell'Harar (1886-87). Nell'ottobre del 1893 il Ragazzi è a Dahalak e compra tutto quello che c'è. Scrive al Boni: -Ho riportato 31 lapidi e là non ne resta più alcuna intera-. Il 30 settembre le casse sono a Modena. Nel 1895 Malmusi pubblica negli Atti dell'Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena le 35 iscrizioni. Due anni più tradi, nel 1897, la serietà del suo lavoro viene premiata: il Ministero della Repubblica assegna al Museo di Modena le 30 stele rimaste a Massaua -per la dottrina-, scrive il Ministro, con la quale erano state illustrate le altre. Il Malmusi, accingendosi allo studio di quest'ultimo gruppo di monumenti, si accorge che le 30 stele sono 27, alcuni pezzi sono solo frammenti ricongiungibili, una lastra è anepigrafe, un'altra ha due iscrizioni. Anche oggi, al Museo, 63 sono i pezzi e 63 le iscrizioni."
Africa
Altre informazioniAree culturaliEtiopia, Isole Dahlak.
Altre informazioniCompilatoreBertini B.
Largo Porta S.Agostino, 337