
Parma
L’importantissimo patrimonio della Galleria Nazionale è ospitato all'interno del Palazzo della Pilotta, in ambienti adibiti a quadreria già nel Settecento. Istituita da Filippo e Ferdinando di Borbone, Duchi di Parma, la raccolta si è arricchita ulteriormente grazie agli acquisti attuati da Maria Luigia d'Austria, seconda moglie di Napoleone nonché duchessa di Parma. Il percorso prevede due sezioni espositive: la prima espone opere d'arte dal Medioevo al Settecento; la seconda presenta i capolavori del Correggio e del Parmigianino.
Il percorso espositivo, che si sviluppa nelle ali nord e ovest del complesso, si apre con alcuni frammenti architettonici di area padana collocabili fra l’XI e il XIII secolo,: tra essi tre capitelli dell'Antelami dall'ambone del Duomo. Segue la rassegna dei primitivi con tavole di Simone dei Crocefissi, Paolo Veneziano, Spinello Aretino, Agnolo Gaddi, Beato Angelico, Giovanni di Paolo, Nicolò di Pietro Gerini e Bernardo Daddi.
Nella sezione rinascimentale sono esposte opere di Agnolo e Bartolomeo degli Erri, Francesco Francia, Jacopo Loschi, Cristoforo Caselli, Garofalo, Cima da Conegliano, mentre per la produzione figurativa locale figurano Filippo Michele, Pier Ilario Mazzola, Girolamo Mazzola Bedoli, Jacopo Bertoja e Alessandro Araldi. Il Cinquecento è rappresentato inoltre da Dosso, Giulio Romano, Sebastiano del Piombo, Tintoretto, Palma il Giovane, El Greco.
Tra i dipinti più famosi della Galleria si segnalano la Testa di fanciulla di Leonardo, il Ritratto di Erasmo da Rotterdam di Hans Holbein il Giovane e la serie delle opere del Correggio: L'Incoronazione della Vergine e La Deposizione, eseguite per S. Giovanni nel 1522 e nel '24, la Madonna di S. Gerolamo, del 1528, e la Madonna della Scodella, del 1530, come pure La schiava turca del Parmigianino, proveniente dalla collezione di Leopoldo de Medici.
La sezione degli artisti emiliani prosegue con Ludovico e Annibale Carracci, autore dell'Autoritratto, e con opere di Spada, Schedoni, Lanfranco, Badalocchio, Guercino; tra i lombardi si ricordano Giulio Cesare Procaccini, de Ferrari, del Cairo, Nuvolone, Mor e Pourbous il Giovane, esecutori dei ritratti farnesiani, che completano la serie degli stranieri insieme a Murillo e Van Dyck.
La serie delle tele di Sebastiano Ricci introduce al Settecento, illustrato per la pittura veneziana da Piazzetta, Tiepolo, Pittoni, Bellotto e per l'Emilia da Giuseppe Maria Crespi, Felice Boselli, Cristoforo Munari. Ritratti di Giuseppe Baldrighi e Pietro Melchiorre Ferrari immettono al gusto francese rappresentato dal Duca di Borgogna di Jean Marc Nattier e da tele di Zoffany e Robert.
Il percorso della Galleria si conclude con una sezione ottocentesca costituita da dipinti di Appiani, Marchesi, Pasini, Carmignani e introdotta da Giovan Battista Borghesi con la tela raffigurante La duchessa Maria Luigia, ritratta dalla statua di Canova collocata nella stessa sezione, dove pure si conservano due statue del II secolo d.C. rinvenute a Roma, negli Orti farnesiani.
Pubblicazioni e cataloghi
Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Milano 1999.
Pubblicazioni e cataloghi
Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Milano 1998.
Pubblicazioni e cataloghi
Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’antico al Cinquecento, Milano 1997.
Pubblicazioni e cataloghi Galleria Nazionale, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, pp. 33-35, n. 16.
Pubblicazioni e cataloghi Fornari Schianchi L., La Galleria Nazionale fra passato e presente, in Il Palazzo della Pilotta a Parma: dai servizi della corte alle moderne istituzioni culturali , pp. 161-173.
Pubblicazioni e cataloghi Fornari Schianchi L., La Galleria Nazionale di Parma, Parma 1983.
Storia dell’edificio Il monumentale complesso, che trae la sua denominazione dal gioco basco della "pelota", fu commissionato da Ranuccio I Farnese come struttura di raccordo con la residenza ducale. Iniziato nella seconda metà del XVI secolo su progetto di Giovanni Boscoli ma rimasto incompiuto, nel 1583 fu integrato da Francesco Paciotto. Fra il 1602 e il 1611 vennero realizzate altre ali su disegno di Simone Moschino, che nel 1618 progettò lo scalone d'accesso al Teatro Farnese, realizzato da Giovan Battista Aleotti tra il 1618 e il 1619. Nel palazzo furono allestite dai Farnese la biblioteca e la quadreria, quest'ultima trasferita in parte nel 1734 a Napoli per volontà di don Carlo di Borbone. Nel 1752 il ministro Du Tillot rafforzò la destinazione culturale della Pilotta, sistemandovi l'Accademia di Belle Arti e i reperti di Veleia, che formarono in tal modo il nucleo originario delle raccolte parmensi. Tra il 1786 e l'87 alcuni dipinti toscani, di provenienza Tacoli Canacci incrementarono il patrimonio della Galleria, cui si aggiunsero altre opere già Sanvitale (1834), Callani, Boiardi (1839), Rossi e Dalla Rosa Prati (1851).