
Viano
La Salsa di Regnano, nota anche come il Vulcanetto della Querciola ha destato l’interesse di vari studiosi già nei secoli passati. Il Vallisneri, ad esempio, la cita nel 1754, affermando che l’acqua che sgorga assieme al fango risulta “gratissima in bevanda alle capre e agli armenti”. Lo Spallanzani alla fine del Settecento testimonia l’uso dell’acqua da parte dei locali per curare problemi intestinali. Il cono principale, oggi di dimensioni molto più ridotte, veniva descritto alla fine dell’Ottocento come alto più di sette metri. Con quelle di Nirano, nel Modenese, le salse di Regnano costituiscono l’esempio più cospicuo di tale fenomeno in Italia.
La salsa è situata a quota 425, poco oltre Regnano (provenendo da Scandiano), in via Fondiano. Dopo l'edificio dell'ex Consorzio Agrario si prosegue a piedi lungo la prima carraia sterrata a sinistra, che scende in poche decine di metri alla salsa. L'argilla grigiastra cola per una cinquantina di metri lungo il pendio formando una vasta distesa di fango. Sulla sommità di un rilievo si aprono i tre crateri principali costituenti le bocche delle salse che emettono gorgogliando fanghiglia, acqua salata e idrocarburi gassosi. Il fenomeno delle salse trae origine proprio dalla presenza di idrocarburi gassosi che risalgono la superficie insieme ad acque marine fossili imprigionate nel sottosuolo e argille, anch'esse di derivazione marina. Quindi anche se sembrano ribollire in realtà le salse hanno più o meno la stessa temperatura dell'ambiente circostante. Lungo i canali di scolo dei fanghi salati cresce una particolare vegetazione alofila, adattata cioè ai terreni salmastri.
Caratteristiche delle acque:
acque salse (inclusi sottogruppi)
Personalità collegate:
Lazzaro Spallanzani (biologo)
Antonio Vallisnieri (medico)