
E' il taccuino contenente 48 carte con disegni a matita, penna e inchiostro bruno e acquerello bruno e grigio, raffiguranti vedute di Faenza e dintorni, di Cesena e di alcuni soggetti teatrali. La rilegatura originale, oggi staccata, è in cartonato rigido marrone marezzato su tela grezza marrone, ben visibile. Le didascalie originali sono quasi sempre al verso del disegno precedente
L'Album 11 della Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza, acquistato per la Biblioteca il 16 dicembre 1985, è stato attribuito da Marcella Vitali nel 1999 (La Biblioteca Comunale di Faenza 1999, p.167) a Tancredi Liverani (1837-1888), figlio di Romolo. Tuttavia Tancredi, all'epoca di inizio del taccuino, indicata nell'iscrizione – il 1850 – aveva solo tredici anni. Seppure con qualche incertezza, oggi si propende per una attribuzione a Romolo Liverani.
Del taccuino, oggi smembrato, si conservano ancora copertina e retrocopertina. Le tavole, sciolte, sono 48 e come recita l'iscrizione nel risguardo raffigurano scene teatrali e vedute di Faenza e dintorni, Castel Bolognese, Oriolo, Cesena, Sorrivoli. Sono specificate anche le date dell'inizio – 1 novembre 1850 – e della fine del taccuino – 9 agosto 1851.
Romolo Liverani, pittore, scenografo e decoratore era cresciuto nell'ambiente dei decoratori post-gianeschi, fra i quali il fratello maggiore Antonio, allievo di Pietro Piani. Ricevette i primi insegnamenti di prospettiva dall'architetto Pietro Tomba, perfezionandosi in seguito a Milano con Alessandro Sanquirico. Antonio e Romolo erano figli di Gaspare, macchinista e custode del teatro di Faenza e dunque crebbero a contatto con il particolare ambiente del teatro. Fondamentale fu il ruolo del fratello maggiore Antonio, la cui carriera di ornatista si era affermata nel corso degli anni '20. Già nel 1823 la preparazione del giovane Romolo doveva essere completa, perchè fu tra i partecipanti, con gli altri allievi di Tomba, al concorso faentino per la costruzione della prospettiva del Pubblico Passeggio. A diciotto anni, infatti, Romolo era già attivo a Faenza con perfetta conoscenza della tecnica prospettica e scenografica e uno spiccato gusto romantico. Considerato uno dei principali scenografi italiani del XIX secolo, fu attivo, prima da solo e in seguito con il figlio Tancredi, a Faenza e nei teatri della Romagna (1825-1830), quindi nelle Marche, in Veneto e nei principali teatri d'opera in Italia. Oltre che scenografo, Romolo fu anche pittore di paesaggi e vedute, che inseriva nelle decorazioni murali, spesso insieme al fratello, o realizzava in piccole tempere su tela destinate ai privati, o ancora disegnava a penna e inchiostro con acquerelli seppia e grigio, con grande scioltezza, nei suoi numerosi e oggi famosi taccuini di disegni.
L'importanza storico artistica di questi taccuini è stata ampiamente spiegata da Marcella Vitali. Si tratta infatti di documenti eccezionali, per bellezza, qualità e quantità, relativi al patrimonio monumentale e paesaggistico della città e del territorio di Faenza, ma anche della Romagna, nella prima metà del XIX secolo, come attesta anche il presente taccuino
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani scenografo
Faenza
Fratelli Lega Editori
1990
pp. 33-50
Bibliografia
Gentilini Anna Rosa (a cura di)
La Biblioteca Comunale di Faenza : la fabbrica e i fondi
Faenza
Studio 88
1999
pp. 162, 167
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani e Faenza: un album inedito
Faenza
Tipografia Faentina Editrice
2021
pp. 141 p.
pp. 13-19