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004367
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statua

004367
004367
Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

statua

ritualità

Asia orientale

Asia orientale

metallo modellatura/ incisione/ assemblaggio

25,8 (a) 13,3 (la)
secc. XIX ultimo quarto – XX primo quarto

n. 3230

Statua in metallo raffigurante un buddha seduto su un seggio formato da un fiore di loto.

Funzione: funzione rituale (?)

Manufatto utilizzato con funzione rituale o eseguito per l'esportazione.

La figura rappresentata è con assoluta probabilità un buddha della medicina, riconoscibile dal frutto del #mirobalan# (terminalia chebula) offerto con la mano destra. Forse si tratta di #Bhaishajyaguru#, altrove rappresentato nello stesso atteggiamento (v. bibliografia). Seduto in #vajrasana# su un seggio raffigurante un loto, presenta una veste che si avvicina allo stile utilizzato nel periodo Sui (581-610), sebbene la statua sembri essere decisamente più recente.

La statua entrò a far parte delle raccolte del Museo Indiano di Francesco Pullè, nel 1908, quando il Comune di Bologna acquistò la raccolta di statue buddhiste appartenute alla famiglia Pellegrinelli, di cui non si ha notizia. Fin da subito fu esposta nelle stanze del Museo, nella galleria riservata alla storia delle religioni sino-giapponesi. La statua parrebbe essere stata identificata nelle lettere che accompagnarono l'acquisizione come "Buddha orante, sul fiore di loto". La collezione orientale fu raccolta nel 1902-1903 dal professor Francesco Lorenzo Pullé, docente di sanscrito dell'ateneo bolognese, durante il viaggio di ritorno dall'Indocina, dove Pullé si era recato per partecipare al XIV Congresso Internazionale degli orientalisti, tenutosi presso l'appena sorta École Française d'Extrême-Orient, presso la quale egli rappresentava ufficialmente l'Italia, insieme al sinologo Ludovico Nocentini. Durante l'anno accademico 1907-1908 Pullé fondò il "Museo di Etnografia Indiana", che fu aperto nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio assegnate come appartamento al bibliotecario – e rimaste vuote in quegli anni. Aggregato come sezione al Gabinetto di Glottologia dell'Università di Bologna, il museo, sorto sul modello del Museo Indiano di Firenze di Angelo De Gubernatis, fu chiuso nel 1935 alla morte di Pullé. Oltre alla collezione raccolta da Francesco Pullé in India, negli anni di attività del museo furono acquisiti manufatti tramite il lascito al Comune da parte di Agostino Sieri Pepoli, negli anni venti, e ancora prima, nel 1908, grazie all'acquisto di statue budhiste dalla signora Pellegrinelli. La statua pare con tutta evidenza essere di manifattura cinese, specie per lo stile della veste. La presenza del #mirobalan#, albero diffuso in tutta l'Asia meridionale, nell'Himalaya e in Cina, non risulta essere particolarmente significativa per una corretta attribuzione geografica. Riveste invece una notevole importanza per individuare il soggetto rappresentato, che è senz'altro un buddha della medicina, emanazione dello stesso Shakyamuni. Per raggiungere il completo controllo della mente è infatti necessario il corretto funzionamento degli organi sensoriali, perciò i fedeli si rivolgono ai buddha della medicina.

Bibliografia Villa L.
I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna
Bologna
Bonomo
2018

Bibliografia Ricca F. (a cura di)
Arte buddhista tibetana dei demoni dell’Himalaya
Milano
Mondadori Electa
2004
p. 105

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