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004429
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pugnale rituale

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Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

pugnale rituale

[vajrakilaya phur-pa]

ritualità

Himalaya

Himalaya

metallo modellatura a stampo

20 (a) 12 (la)
sec. XIX

n. 3182

Pugnale rituale di origini himalayana, con lama molto appuntita che presenta una costa centrale in rilievo – perciò l'oggetto, detto #vajrakilaya#, è solitamente definito a tre lame – e un'impugnatura foggiata con l'immagine di #Ganesh# nell'aspetto detto di #Bhuvanesha-Ganapati# (?) o #Nritta-Ganapati# (?) sormontato dalla piccola cupola formata da un #vajra#, elemento spesso presente in manufatti di questo tipo.

Funzione: pugnale rituale

Manufatto utilizzato nei riti di natura tantrica propri del buddhismo himalayano e, in misura minore, dell'hinduismo. Segnatamente si usa durante rituali per la cura di malattie, per gli esorcismi, e ogni qualvolta sia necessario purificare da energie negative un oggetto o una persona.

Pugnale rituale con impugnatura a forma di #Ganesh#, divintà del pantheon hinduista con corpo antropomorfo e testa d'elefante. L'immagine presenta tre teste e otto braccia ed è in posizione detta #atibhanga#. Le mani trattengono diversi oggetti, tra i quali sono distinguibili facilmente un arco e una spada. La divinità indossa inoltre un pettorale e una ginocchiera che sembrano raffigurare entrambe protomi ferine, forse un leone(?).

Il #vajrakilaya#, in tibetano #phur-pa#, è utilizzato durante gli esorcismi nei rituali del buddhismo tantrico. Durante il rito solitamente è confitto in terra per eliminare gli ostacoli e gli impedimenti che si oppongono all'evocazione della divinità. La lama, triplice come consuetudine, riproduce la punta a tre tagli della freccia asiatica. L'oggetto in esame risulta particolarmente inconsueto poiché solitamente nella sezione superiore sono rappresentate teste di divinità terrifiche del pantheon buddhista, come #Hayagriva#, mentre in questo caso è stato scelta una particolare raffigurazione di Ganesh, divinità hinduista. La collezione orientale fu raccolta nel 1902 dal professor Francesco Lorenzo Pullé, docente di sanscrito dell'ateneo bolognese, durante il viaggio di ritorno dall'Indocina, dove Pullé si era recato per partecipare al XIV Congresso Internazionale degli orientalisti, tenutosi presso l'appena sorta École Française d'Extrême-Orient, presso la quale egli rappresentava ufficialmente l'Italia, insieme al sinologo Ludovico Nocentini. Durante l'anno accademico 1907-1908 Pullé fondò il "Museo di Etnografia Indiana", che fu aperto nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio assegnate come appartamento al bibliotecario – e rimaste vuote in quegli anni. Aggregato come sezione al Gabinetto di Glottologia dell'Università di Bologna, il museo, sorto sul modello del Museo Indiano di Firenze di Angelo De Gubernatis, fu chiuso nel 1935 alla morte di Pullé. Oltre alla collezione raccolta da Francesco Pullé in India, negli anni di attività del museo furono acquisiti manufatti donati dal conte Francesco Pizzardi, che aveva soggiornato in India nel 1877, e dal signor Pellegrinelli. Riguardo a queste donazioni non si hanno purtroppo notizie più precise. L'oggetto è di manifattura nepalese a giudicare da alcuni elementi, come la corona.

Bibliografia Ricca F. (a cura di)
Arte buddhista tibetana dei demoni dell’Himalaya
Milano
Mondadori Electa
2004
p. 136

Bibliografia Gupte R.S.
Iconography of the Hindus Buddhists and Jains
Bombay
D.B. Taraporevala Sons & Co.
1992
p. 80

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