Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

004269
004269

statua

004269
004269
Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

statua

ritualità

Asia orientale

ambito cinese

bronzo fusione a cera persa

60 (a) 35 (la)
sec. XVII

n. 3238

Statua in bronzo.

Funzione: rituale

Il Bodhisattva è seduto in dhyanamudra [gesto della meditazione], con le gambe nella posizione del loto, #padmasana#, sul trono ornato di petali di loto e poggiato sull'elefante a sei zanne. Ha una corona, un paio di orecchini e catenine ornate sul petto e vestiti svolazzanti. L'elefante dalle sei zanne, come è richiesto nella Sutra, è seduto e tiene con la proboscide un rotolo di preghiere.

La statua entrò a far parte delle raccolte del Museo Indiano di Francesco Pullè, nel 1908, quando il Comune di Bologna acquistò la raccolta di statue buddhiste appartenute alla famiglia Pellegrinelli, di cui non si ha notizia. Fin da subito fu esposta nelle stanze del Museo, nella galleria riservata alla storia delle religioni sino-giapponesi. La statua parrebbe essere stata identificata nelle lettere che accompagnarono l'acquisizione come "Statua in bronzo di Buddha sull'elefante". La collezione orientale fu raccolta nel 1902-1903 dal professor Francesco Lorenzo Pullé, docente di sanscrito dell'ateneo bolognese, durante il viaggio di ritorno dall'Indocina, dove Pullé si era recato per partecipare al XIV Congresso Internazionale degli orientalisti, tenutosi presso l'appena sorta École Française d'Extrême-Orient, presso la quale egli rappresentava ufficialmente l'Italia, insieme al sinologo Ludovico Nocentini. Durante l'anno accademico 1907-1908 Pullé fondò il "Museo di Etnografia Indiana", che fu aperto nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio assegnate come appartamento al bibliotecario – e rimaste vuote in quegli anni. Aggregato come sezione al Gabinetto di Glottologia dell'Università di Bologna, il museo, sorto sul modello del Museo Indiano di Firenze di Angelo De Gubernatis, fu chiuso nel 1935 alla morte di Pullé. Oltre alla collezione raccolta da Francesco Pullé in India, negli anni di attività del museo furono acquisiti manufatti tramite il lascito al Comune da parte di Agostino Sieri Pepoli, negli anni venti, e ancora prima, nel 1908, grazie all'acquisto di statue budhiste dalla signora Pellegrinelli. Il Bodhisattva Samantabhadra è generalmente raffigurato in compagni di Manjusri (Bodhisattva di sapienza e intelletto che appare su un leone) ai due lati di Shakyamuni Tathagata, il Buddha storico. Viene venerato anche indipendentemente, considerato che contribuisce alla salvezza delle donne. Forse per questa ragione di solito è rappresentato con lineamenti delicati, a volte femminili. Anche la nostra statuetta non fa eccezione con il volto dolce e gentile. La sua rappresentazione è più frequente nella pittura, piuttosto che nella scultura. Samantabadhra è uno degli otto bodhisattva trascendenti, figure del pantheon nato in seno al buddhismo mahayana. La sua funzione varia nelle diverse aree dell'Asia Meridionale e Orientale. In Cina gli è dedicato il pellegrinaggio presso E-mei shan (montagna). Considerato il bodhisattva della retta condotta

Bibliografia Villa L.
I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna
Bologna
Bonomo
2018

Bibliografia Faure B.
Chan Buddhism in ritual context
London
RoutledgeCurzon
2003

Bibliografia Gupte R.S.
Iconography of the Hindus Buddhists and Jains
Bombay
D.B. Taraporevala Sons & Co.
1992

Altri oggetti in Musei Civici d'Arte Antica: Museo Civico Medievale (667)
Altri oggetti simili (25)
PatER