
Ravenna
Monducci Sandro (progetto)
1918
Notizie storiche: progetto e costruzione
L’abitazione è costruita sul limite tra centro abitato e campagna, in una zona definita da un sistema viario ortogonale orientato secondo la linea della costa, che conserva ampie porzioni di vegetazione appartenenti alla Pineta che un tempo occupava tutta la fascia littorale.
Il prospetto posteriore dell’abitazione si affaccia su quello che era un tempo un campo di tiro a segno e galoppatoio, esteso fino alla laguna retrostante.
L’edificio ancora oggi visibile è quello commissionato da Umberto Rivalta e costruito nel 1959-60 secondo il progetto di Sandro Monducci nel 1958, che prevedeva un’abitazione di un solo piano, sopraelevata dal livello stradale di almeno 50 cm.
Nel primo progetto, invece, la casa era di due piani, dalla pianta compatta e con una galleria vetrata che, affacciandosi sul balcone esterno, illuminava l’abitazione e metteva in comunicazione la zona del soggiorno con quella delle camere da letto, ognuna delle quali era provvista di bagno personale. Il primo piano era raggiungibile dall’esterno, da una scala che immetteva nel balcone, e dall’interno, da un’altra scala posta nella zona giorno.
La planimetria attuale dell’edificio mostra come esso segua la forma del lotto d’angolo assecondandone la prevalente assialità longitudinale, da cui aggettano, nelle altre direzioni, i vari volumi delle stanze. L’organizzazione planimetrica prevede la separazione dei locali destinati al personale di servizio, posti sul retro, rispetto a quelli della famiglia disposti sui fronti principali a sud e a est.
La villa presenta quattro camere da letto (padronale, figli, ospiti e servitù), due bagni, una cucina e un soggiorno, con una chiara distinzione tra parte giorno e parte notte. Lungo il disimpegno e nelle camere da letto, l’architetto ricava gli spazi per gli arredi fissi. Sotto, al piano terra, vi sono due locali ai quali si accede dall’esterno, che hanno la funzione di cantina.
Il rapporto con l’ambiente circostante si risolve mediante alcuni accorgimenti tipici dell’architettura organica: i volumi aggettanti delle stanze, l’orizzontalità dei parapetti e della fascia di coronamento in cemento, intonacati di bianco, l’utilizzo del laterizio a vista, la pietra del camino e del muretto di recinzione esterno, riprendendo alcuni elementi presenti in altre opere dell’architetto, in particolare nella casa di Fontanelice.
Si legge il comune tentativo di integrazione tra interno ed esterno, in particolare visibile nella pianta libera che segue l’andamento del terreno e che distribuisce, all’interno, una sequenza di spazi fluidi. Tratti simili s’individuano ancora nell’uso ricorrente di materiali quali, mattoni, pietra ed intonaco e nella cura del dettaglio e degli interni, che evidenziano un evidente gusto artigianale, ispirato alla lezione dell’organicismo wrightiano, visibile anche nella caratterizzazione formale, volumetrica e plastica esterna, derivabile dal movimento centrifugo degli interni.
Fonte: Architetture del secondo Novecento – Mibact – Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga
5-52
località Marina Romea
Ravenna
(RA)