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7123
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piatto

7123
7123
Viale Baccarini, 19 – Faenza (RA)

manifattura Ginori, Doccia, Sesto Fiorentino, Toscana

piatto

porcellana dura
cm
2.5(a) 22.7(d)
sec. XVIII (1750 – 1750)

n. 7123

Piatto piano a tesa stretta, con decorazione floreale in monocromo blu sotto vernice "a stampa", oggi comunemente chiamata “a stampino”; filetto bruno all'orlo.

Si tratta di un decoro piuttosto semplice, prevalentemente floreale, solo in un paio di casi araldico: la denominazione si riferisce più alla tecnica esecutiva, che non alla decorazione vera e propria, in quanto si predisponevano disegni in traforo su fogli di carta, su sottilissime lastre di rame e su pelli di agnello (le prime due venivano utilizzate per le superfici piane, le seconde per quelle curve); poste sopra gli oggetti, vi si passava sopra il colore blu di cobalto con un pennello, in modo che, attraverso il traforo, la tinta realizzasse il disegno sul biscotto della porcellana.
La sua ispirazione si deve probabilmente trovare nell'esperienza nel campo della porcellana voluta da Francesco I de' Medici (1541-1587); stante la sua semplicità esecutiva, però, può essere stata la decorazione che con maggiore facilità poteva essere insegnata ai pittori di Doccia, di estrazione in larga parte contadina ed almeno inizialmente con conoscenze e capacità artistiche assai ridotte.
La tipologia incontrò molto successo come conferma lo stesso Carlo Ginori in una sua lettera da Livorno databile nel 1747, o nell'anno successivo: “Si ricordino di far fare de Caffettieri grandi bianchi stampati, e Lisci come i mandati che piacciono molto” (AGL, XV, 2, f. 137, I, Manifattura di Doccia. Documenti vari, c. 928v).
Bastiano Buonamici, detto Micio, o Miccio, segnalato in Manifattura tra il 1747 ed il 1763, è forse il principale autore di questo ornato, che esegue, presumibilmente, proprio dal 1747, quando è lui stesso che dice di dipingere “in blau” e, successivamente nel 1751, quando dipinge ancora a “stampa in blau” (AGL, XV, 2, f. 137, I, Manifattura di Doccia. Documenti vari, c. 930).
Il suo nome viene ricordato anche nel 1760 quando si dice che “in tempo avanzato dipinge a stampa”, assieme ad un certo Gaetano Dini (AGL, XV, 2, f. 138, Manifattura di Doccia. Documenti vari, fascicolo 2).
Il decoro venne mantenuto fino all'Ottocento inoltrato in forme sempre più semplici e schematiche.
Bibliografia di confronto:
A. Biancalana, in La manifattura toscana dei Ginori. 1737 – 1791, catalogo della Mostra Pisa, Palazzo Reale, a cura di M.G. Burresi, 20 giugno – 20 luglio 1998, Pisa 1998, p.123 e p. 62, cat. 30.

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