
statua
ritualità
Asia orientale
Asia orientale
bronzo modellatura/ incisione/ doratura
n. 3234
Stata raffigurante il #bodhisattva# #Mahacundi#, assisa su un trono a forma di fiore di loto (#padmasana#) sotto il quale sono presenti due figure maschili, identificabili come Nanda e Upananda. La figura di #Cundi# presenta diverse lacune sul lato sinistro, dove sono rimaste intatte solo tre delle nove braccia, visibili invece sull'altro lato. La testa è incoronata e, sebbene la doratura sia pressoché scomparsa rendendo più indecifrabili i dettagli, sono abbastanza chiari i tipici orecchini dei #bodhisattva# di produzione sino-tibetana.
Funzione: statua
Manufatto utilizzato con funzione rituale o eseguito per l'esportazione.
#Cundi# o #MahaCundi# è una forma del buddha #Avalokiteshvara# tipica del tantrismo. Conosciuta come la 'Madre dei sette milioni di buddha', il suo nome significa suprema purezza. Raffigurata solitamente con tre occhi e diciotto braccia che, come accade nell'iconografia hindu-buddhista, in realtà sono la rappresentazione metaforica di qualità della divinità stessa, esemplificate anche dagli oggetti tenuti in mano. Le lacune del manufatto non permettono di riconscerli tutti, ma sono ugualmente distinguibili i più evidenti, come l'ascia, lo scettro, e l'uncino per elefanti, o #ankusha#. Così come inconfondibili sono Nanda e Upananda, principi dei #Naga# secondo la tradizione di origine indiana.La collezione orientale fu raccolta nel 1902 dal professor Francesco Lorenzo Pullé, docente di sanscrito dell'ateneo bolognese, durante il viaggio di ritorno dall'Indocina, dove Pullé si era recato per partecipare al XIV Congresso Internazionale degli orientalisti, tenutosi presso l'appena sorta École Française d'Extrême-Orient, presso la quale egli rappresentava ufficialmente l'Italia, insieme al sinologo Ludovico Nocentini. Durante l'anno accademico 1907-1908 Pullé fondò il "Museo di Etnografia Indiana", che fu aperto nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio assegnate come appartamento al bibliotecario – e rimaste vuote in quegli anni. Aggregato come sezione al Gabinetto di Glottologia dell'Università di Bologna, il museo, sorto sul modello del Museo Indiano di Firenze di Angelo De Gubernatis, fu chiuso nel 1935 alla morte di Pullé. Oltre alla collezione raccolta da Francesco Pullé in India, negli anni di attività del museo furono acquisiti manufatti donati dal conte Francesco Pizzardi, che aveva soggiornato in India nel 1877, e dal signor Pellegrinelli. Riguardo a queste donazioni non si hanno purtroppo notizie più precise.
Bibliografia
Ricca F. (a cura di)
Arte buddhista tibetana dei demoni dell’Himalaya
Milano
Mondadori Electa
2004
p. 105
Bibliografia
Van Oort H.A.
The Iconography of Chinese Buddhism in Traditional China
Leiden
Brill
1986