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004437
004437

ornamento per il capo

004437
004437
Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

ornamento per il capo

abbigliamento e ornamenti del corpo

Asia centrale, cultura Turkmena

Asia centrale, cultura turkmena

argento modellatura/ assemblaggio

oro laminatura

pasta vitrea incastonatura

cm
9 (la) 50 (l)
lunghezza pendente 8
sec. XX primo quarto

n. 3590

Ornamento da tempia con pendenti cuoriformi, composto da monete russe unite per mezzo di anelli e ornate da lamine dorate e pietre vitree verdi, gialle blu e rosse, incastonate al centro di ogni moneta. Le monete sono disposte su sei file e si differenziano per foggia. Si alternano infatti file composte da tre monete separate, a file formate da tre monete unite tra loro per l'estremità laterale e distorte fino ad assumere foggia ellittica, che sui lati esterni recano elementi in argento di forma romboidale a esse fissate. I tre pendenti, anch'essi in argento, recano ciascuno una pietra vitrea incastonata centralmente e inserzioni di lamine dorate di forma emisferica, romboidale e quadrata, con incisioni geometriche.

Funzione: ornamento personale

Gioiello fissato sul lato dell'acconciatura.

I gioielli di ambito turkmeno hanno da sempre avuto significati peculiari, tanto da poter essere distinti per il loro utilizzo, spesso connesso al matrimonio. Tuttavia, nel corso del XX secolo, il senso a essi attribuibile è andato pressoché perduto in ragione della penetrazione di elementi culturali esterni. Perciò oggi è assai difficile assegnare il medesimo significato di un tempo. Il presente manufatto, in base all'esame dei pendenti, è uno dei più comuni tra le donne turkmene.Il nucleo donato da Gabriele Romiti al Museo Civico Medievale di Bologna si presenta omogeneo per provenienza, i manufatti provengono infatti essenzialmente dall'Asia centro-meridionale, ma piuttosto eterogeneo per composizione. Sono infatti presenti gioielli, armi, strumenti musicali, e oggetti di uso comune originari di Afghanistan, India e Himalaya. Per quanto concerne i gioielli risulta piuttosto evidente la rassomiglianza di molti pezzi con quanto è stato esposto nella mostra 'Monili dell'Asia', organizzata nel 1963 a Roma dall'Istituto Italiano per il Medio e l'Estremo Oriente. La donazione, che in realtà sarebbe potuta essere più cospicua per ammissione dello stesso collezionista, fu il frutto di una cernita effettuata da due docenti universitari, fra i quali si ricorda Giovanni Verardi, inviati a compiere la scelta dal direttore del Museo Medievale del tempo, Dott. Cavalli (1987).

Bibliografia Scerrato U./ Taddei M.
Mostra di Monili dell’Asia. Dal Caspio all’Himalaya
Roma
IsMEO
1963
P. 19

Bibliografia Del Mare C./ Vidale M.
Il corallo nell’ornamento dell’Asia islamica dalla Turchia all’Uzbekistan
Napoli
Electa
2001
p. 91

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