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004481
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leggio

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Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

leggio

abbigliamento e ornamenti del corpo

Asia centrale

Asia centrale

legno di cedro modellatura/ intarsio/ incisione

cm
23 (a) 39 (la) 48 (l)
sec. XIX ultimo quarto

n. 3629

Leggìo pieghevole ricavato da un unico pezzo di legno di cedro, composto da quattro pannelli intarsiati. Due pannelli hanno forma rettangolare, mentre gli altri due presentano un intaglio particolare, che rende simile ognuno di essi a un doppio trapezio rettangolo combaciante per la base minore. Centralmente il legno è stato lavorato in modo da formare un comodo incastro che permette di piegare il leggio.

Funzione: accessorio per leggere

Leggìo richiudibile per la lettura del Corano.

La decorazione, intagliata, rappresenta classicamente elementi di natura fitomorfa, specialmente foglie e rami frondosi, inseriti in cornici realizzate per mezzo della ripetizione di motivi geometrici semiellittici.

L'oggetto proviene dall'Afghanistan, nell'area al confine con il Pakistan. Probabilmente si tratta di un manufatto originario dello Swat, sia per il tipo di legno utilizzato, sia per la natura della decorazione. L'utilizzo di un leggìo era normalmente limitato alla lettura del Corano.Il nucleo donato da Gabriele Romiti al Museo Civico Medievale di Bologna si presenta omogeneo per provenienza, i manufatti provengono infatti essenzialmente dall'Asia centro-meridionale, ma piuttosto eterogeneo per composizione. Sono infatti presenti gioielli, armi, strumenti musicali, e oggetti di uso comune originari di Afghanistan, India e Himalaya. Per quanto concerne i gioielli risulta piuttosto evidente la rassomiglianza di molti pezzi con quanto è stato esposto nella mostra 'Monili dell'Asia', organizzata nel 1963 a Roma dall'Istituto Italiano per il Medio e l'Estremo Oriente. La donazione, che in realtà sarebbe potuta essere più cospicua per ammissione dello stesso collezionista, fu il frutto di una cernita effettuata da due docenti universitari, fra i quali si ricorda Giovanni Verardi, inviati a compiere la scelta dal direttore del Museo Medievale del tempo, Dott. Cavalli (1987).

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