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R1903
R1903

tenaglia per unghie

R1903
R1903
Corso Umberto I, 22 – San Martino in Rio (RE)

tenaglia per unghie

[tnaja da òngia]
Castagnoli Giacomo (costruttore)
1906/12/06

ferro forgiatura

ferro battitura

ferro foratura

ferro avvitatura

acciaio forgiatura

acciaio molatura

acciaio tempratura

cm
11,8 (la) 47,5 (l)
sec. XX prima metà

n. 1903

Due barre incernierate a leva, leggermente divaricate, più appiattite e incurvate all'estremità convergenti.

Funzione: pulire lo zoccolo del cavallo accorciando l'unghia

Giacomo Castagnoli si costruì appositamente questo attrezzo per aumentare l'efficacia del taglio: fece in modo che l'apertura fosse molto ampia in modo da riuscire a scavare bene nella parte interna del piede del cavallo e, con un solo colpo o al massimo due, riusciva a suntare l'unghia al cavallo. Le estremità taglienti delle ganasce furono temprate, in modo da reggere all'uso costante.Come molti artigiani, non solo adattò alcuni attrezzi del mestiere sulla base della sua esperienza, ma spesso se li costruì direttamente; disponeva infatti, in quanto maniscalco, di una piccola fucina per lavorare il ferro. La sua capacità e abilità risalgono a quando era bambino, infatti il figlio Avio riferisce che Giacomo andò a lavorare presso la bottega di un fabbro di San Martino in Rio(certo Antonio Storchi) già all'età di otto anni, quando il padre Lavinio si trovava al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Tra gli attrezzi qui conservati anche il tranciadenti e il torcinaso risultano realizzati artigianalmente dallo stesso Giacomo.Questo attrezzo inoltre è legato ad un episodio curioso, che è rimasto indelebile nella memoria tramandata da padre a figlio: Avio racconta che il padre riuscì a salvare la vita ad un uomo proprio grazie all'ampia apertura di queste tenaglie. Un certo Achille Marani stava passando sulla pesa pubblica per pesare il toro che stava conducendo al macello, quando l'animale si ribellò liberandosi dall'unica fune con cui era legato, stese a terra l'uomo e stava per travolgerlo; le grida di aiuto furono sentite proprio da Giacomo, che in quel momento stava passando di lì in bicicletta carico degli arnesi del mestiere (stava infatti andando alla bottega per lavorare). Velocemente il giovane maniscalco impugnò le tenaglie e "con abilità e coraggio" (v.) si avventò sul toro infilandogliele nelle narici. In questo modo riuscì a fermarlo, riconsegnandolo al proprietario che lo condusse al macello "con il muso sanguinante" (v.).Fonti di documentazione 3/4

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