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pentola

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Corso Umberto I, 22 – San Martino in Rio (RE)

pentola

strumenti e accessori

ambito emiliano

rame laminatura

rame battitura

rame piegatura

rame stagnatura

rame rivettatura

ferro forgiatura

ferro piegatura

30 (a) 36 (la)
diametro apertura 25
sec. XVIII

n. 2461

Corpo a doppio tronco di cono con parte centrale più ampia, apertura circolare rinforzata da bordo arrotondato, due lamierine a farfalla rivettate simmetricamente sotto il bordo, aventi un anello al centro dove passa un tondino curvo fissato mediante piegatura delle estremità. Tra queste suddette lamierine è rivettata un'altra stretta e robusta lamiera, sagomata ad orecchio, con una piccola ripiegatura schiacciata nella parte superiore.

Funzione: cuocere minestre o polenta

Veppoggiata sul piano caldo della stufa dopo essere stata riempita con gli ingredienti da cuocere.

Come molti contenitori, recipienti o pentole in rame, anche questa presenta il bordo superiore rinforzato mediante ribattitura della lamina in rame attorno ad un tondino in ferro. Questa pentola, dalla foggia molto comune, veniva impiegata per cucinare minestre e cibi in umido; l'apertura stretta e il corpo largo consentivano una cottura abbastanza veloce, perché il calore non fuoriusciva facilmente. La presenza di due manici, quello centrale e quello ad ansa, laterale, consentiva una presa sicura durante la cottura e lo spostamento, agevolata ancora di più dalla ripiegatura posta nel manico laterale, comodo fermo per il pollice in modo da far tenere bene in equilibrio l'utensile. La difficoltà di collocare cronologicamente e geograficamente un utensile in rame è notevole, in quanto sul rame non c'è mai stato l'obbligo di marchiare o punzonare per identificare bottega e/o luogo di produzione, inoltre certi modelli, come questo che stiamo schedando, durarono per molto tempo senza modifiche.Raffaella Bertani non ricorda di aver mai visto cucinare con questo utensile, ricorda invece che molti oggetti e utensili in rame (tranne forse la tortiera e qualche padella) erano esposti, nella sala da biliardo al piano terra, su enormi mensole costruite apposta.Fonti della documentazione 3/4

Bibliografia Manni G.
Mille mobili emiliani. L’arredo domestico in Emilia e in Romagna dal sec. XVI al sec. XIX
Modena
Artioli Editore
1981
pp. 122-123

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