
n. 3365
Antonio Violetta, sin dalla fine degli anni Ottanta, ha iniziato a dispiegare le intenzioni neanche troppo larvate di approfondire una ricerca simbolista, letteraria ed esistenzialista, velata e rivelata attraverso la forza del segno posto dalla materia; nelle sue sculture in terracotta o grafite egli si è volto alla ricerca di un equilibrio, volutamente anche non ottenuto, tra astrazione e geometrie di figurazioni.
In navigazione apparentemente solitaria nel mondo artistico contemporaneo, ma soggetto a qualche suggestione poetica con l'asse neo-espressionista germano-statunitense, in un'odissea a connotazione fortemente letteraria Violetta prosegue il suo racconto per immagini sviluppando autonomamente il proprio lavoro scultoreo attraverso una sintonia poco palesata con gli aspetti colti e citazionisti della neofiguazione anacronista, declinati attraverso aspetti simbolisti, 'incarnati' da valenze emozionali che lasciano trapelare istanze della poetica esistenzialista ed espressionista; ed esponendosi ad un personale agone per il dominio razionale della materia plastica, in perenne conflitto tra la leggera finitezza della forma e la naturale, greve, vergine scabrosità della terracotta grezza, in opere dense di 'espressione' che connotano, prendendo in prestito parole di Francesco Arcangeli, 'gli uomini di crisi', con 'ideali grotteschi' e spesso sedotti dalla 'corruttibilità improvvisa delle forme'.
In ciò va vista la modernità del fantastico dell'ultimo periodo visionario di Violetta in cui si amalgamano una simbologia fantasmagorica di elementi psichici, soprannaturali, antropologici e letterari, in cui la forma scultorea rifluisce in una metapittura in cui i segni e la forma, ricongiungendosi agli esordi formali concettuali, trovano sulla superficie un equilibrio tra tensioni opposte, in una ricongiunzione primordiale, tra figurazione e astrazione, tra forma ed informe; e che si collocano in una dimensione temporale ancora più dilatata e sviluppata all'interno di una spazialità simbolica, osmotica tra micro e macrocosmo.
E' evidente come l'artista, in questo ultimo biennio di lavoro, si sia impegnato in un duello corpo a corpo tra immanenza e trascendenza, dando natura artistica e catartica anche ai 'daimones', reali o fittizi, che risiedono nel remoto psichico di ogni individuo: ossia evocando quelle figure immaginarie, i démoni, che da Omero al Rinascimento sino alla letteratura fantastica dell'Ottocento e all'inconscio collettivo junghiano, hanno dato voce ad una demonologia ed a un'angelogia di messaggeri, rivestiti sia da aspetti terrificanti, sia da benefiche guide, che vicendevolmente implicati enunciano un'estetica dell'anima: "Ombre", "Fantasmi", "Follie", "Vampiri", "Volti" e "Vanitas" diventano i simulacri artistici di latori psichici, rivelazioni incomplete e passeggere del bene e del male e riserva di energie oscure cui attingere profondità. Così come questo Narciso, di memoria simbolista e plasticato sulla scorta di reminiscenze della scultura di Medardo Rosso, filtra, attraverso la seduzione artistica, l'autoreferenzialità, l'onnipotenza ed il senso di morte portato dall'eccesso di amore narcisistico.
La poetica di Violetta ci consente, quindi, di riattivare la funzione terapeutica e catartica che riporta unità tematica all'anima, dopo aver sollecitato il nostro inconscio attraverso la sua vena visionaria.
Il bassorilevo posto sulla volta ritrae un Narciso che si riflette nello specchio collocato sul muretto del pianerottolo.
Bibliografia
Collina C.
Vie di dialogo Pinuccia Bernardoni – Antonio Violetta
Bologna
CLUEB
2006